Giosada: l’importanza di suonare per… 8 euro!

BOOKLET bis_Layout 1Un passato da suonatore errante con band, fatto di porte chiuse in faccia, concerti non pagati, jam session improvvisate, e certe notti fatte di rock in locali improbabili. Poi la scelta di X Factor, e la vittoria. A due mesi dal suo trionfo nel talent oggi incontriamo GIOSADA. L’impressione che ti trasmette è quella della forza dell’esperienza. Non è il ragazzino alle prime armi, emozionato e confuso. Giovanni è sereno, rilassato, sa esattamente quello che vuole e possiamo riassumerlo semplicemente con una parola: musica, possibilmente rock…

Sappiamo che prima di partecipare eri molto diffidente verso X Factor…

«È vero. temevo potesse cambiarmi. Trasformarmi. Poi invece mi son detto che forse avrei potuto volgere la situazione a mio vantaggio. Potevo far conoscere la nostra musica ad una platea molto più ampia, e cosi è stato. L’esperienza a X Factor è stata davvero bella, posso dirlo. Tra noi in gara c’era un clima bellissimo.È successo quello che solitamente accade nei circuiti underground ovvero i ragazzi che suonano, si conoscono e si mettono insieme a suonare. Si formano nuove band e si sta insieme, senza nessuna voglia di prevaricare l’altro ma, al contrario, solo con la volontà di suonare bene. Niente rivalità. Ti dico solo che ad un certo punto io, gli Urban Stranger e Davide Shorty eravamo d’accordo che saremmo comunque stati soddisfatti se avesse vinto uno di noi tre. E questo ti fa capire quanto eravamo uniti.È stata una mossa che mentalmente ci rilassava perché comunque in quel modo potevamo dividere per tre la tensione della gara, il peso della vittoria. L’amicizia è rimasta ed è solida più che mai. Ed è cosi che è nata l’idea del Baell Squad Tour. Non ci siamo più fermati. Pensa che il 23 dicembre io e gli Urban abbiamo improvvisato un concerto per strada. Poi a Natale, il tempo di fare pranzo, che Gennaro è venuto a casa mia poi il giorno dopo anche Alex. Siamo stati molto insieme a provare riprovare e definire il nostro progetto il Baell Squad Tour. Faremo di tutto per realizzarlo.»

Giosada e i baell squad

Giosada e i Baell Squad

Cosa significa Baell?

«È  un intercalare tipicamente barese. Indica un’attitudine, uno stato d’animo, quando dici che una cosa è baell che ti fa stare bene dici che è baell insomma qualcosa di molto simile a figo…»

Subito dopo X Factor è uscito il tuo Ep intitolato GIOSADA, a quando il tuo album?

«Ci stiamo lavorando da Natale, anzi da subito dopo Natale, io e la mia band, i Barismoothsquad. Vogliamo fare le cose per bene, seguire tutto l’iter senza andare di fretta»

A differenza di altri concorrenti sei arrivato a X Factor con una bella gavetta sulle spalle. Ci racconti il tuo primo tour, anni fa, l’imporcon i Waiting for better days?

«Inizio col dirti che risale al 2009 ovvero l’anno più bello della mia vita! Ti racconto la situazione. È l’anno della maturità ma voglio andare in Sardegna, 10 luglio c’è il al concerto degli Ignite, una super band che fa punk rock californiano. Che fare? Falsifico la locandina, mi credono. Riesco a rinviare gli esami. A quel punto è iniziata l’avventura, in giro con un furgone abbiamo suonato ovunque, da luglio a settembre, in giro per l’Europa. Un’ esperienza on the road dove ci è successo di tutto.»

Ad esempio?

«Beh posso raccontarti cosa ci capitò in Portogallo. Eravamo arrivati in una zona che sembrava il deserto. C’era una una specie di baracca e lì organizzavano il concerto. Io avevo un brutto presentimento. Organizzavano il concerto alcuni punkabbestia del posto. E già questo non mi faceva stare tanto tranquillo… Comunque suonammo, anche se davanti a due, al massimo tre, spettatori, ma suonammo. Poi andammo a dormire nel nostro furgone. Il giorno dopo vennero a pagarci il concerto. Avevano racimolato 8 euro e ce li diedero tutti in monetine!! Erano dispiaciuti e volevano integrare a tutti i costi in un altro modo…»

In quale?

«Ci dissero che avevano diversi tipi di sostanze proibite, non avevano che l’imbarazzo della scelta. In pratica un pagamento metà contanti metà in droghe (ride..) Ovviamente non accettammo, non era proprio il caso. Comunque è stata tutta esperienza. Il primo consiglio che do ai ragazzi che vogliono intraprendere questa strada, è proprio questo: non sottovalutate mai l’importanza della gavetta, del prendere le porte in faccia, del suonare ovunque, in metro, in stazione, sul marciapiede… è tutta esperienza che poi vi tornerà utile»

_DSC5511_MIn questi giorni c’è Sanremo, non ci hai fatto un pensierino?

«Ho scelto di starmene tranquillo, concentrato sulle mie cose, la mia musica. E poi davvero, la mia vittoria a X Factor,, arrivata del tutto inaspettata, ha un po’ sconvolto tutto: ero convintissimo che vincessero gli Urban Strangers. Il bello è qualcuno, ad esempio il mio chitarrista, credeva che vincessi. Era felice, pazzo di gioia poi ho scoperto perché: aveva scommesso qualche euro sulla mia vittoria e ne aveva vinti 150!!  A parte le battute non c’era davvero il tempo materiale per preparare un pezzo, non  ci avevamo proprio pensato. Ciò detto Sanremo è una vetrina eccezionale e ovviamente non sarebbe male andarci ma con un pezzo mio, un pezzo che mi piaccia e mi convinca davvero. Però guarda, non mi faccio delle paranoie, ho tutto il tempo dalla mia parte…»

Hai fatto anche l’attore in un lungometraggio, “Priso – dove chi entra urla”, come è stata l’esperienza?

Un mio caro amico, Fabrizio Pastore, ha fatto un corso di regia poi insieme ad altri compagni di corso hanno fatto una sceneggiatura dalla quale poi hanno deciso di girare il film. Il mio amico me lo ha proposto. Era la sua opera prima e io ho accettato molto volentieri anche perché vengo dal teatro. Ho fatto almeno cinque anni di teatro. Secondo consiglio: se volete esibirvi in pubblico sia che vogliate partecipare ad un talent oppure diventare comunque musicisti oltre al duro lavoro, oltre al fatto di costruirvi la vostra gavetta, fate teatro, fatelo con convinzione.  Cercate di entrare in una compagna teatrale anche se piccola. È importantissimo. Cosi come è importante forgiarsi magari sbagliando, sbagliando e poi sbagliando ancora. Alla fine acquisti una padronanza del palcoscenico che ti aiuta un casino. L’ho visto a X Factor anche quando provavamo tutti insieme. Riuscivo a rimanere concentrato nonostante tutto quello che mi accadeva intorno.»

Hai un sogno da realizzare?

«Tanti, ma sopratutto uno: suonare su un palco con Eric Clapton. Un sogno che ho da bambino fin da quando fui “fulminato” da un film: “Tommy” dove c’era proprio Clapton insieme ad tante altre star come Elton John, Tina Turner, Roger Salteri… Pensa che imparai poi a memoria tutto il suo album Pilgrim.»

Che tipo di musica ascolti?

«Onestamente ascolto di tutto. Ma mi affido molto al momento a quello che sento in un preciso istante. Mi piace pensare per questo che non sono io che vado verso la musica ma è la musica che viene a cercarmi…»

                                                                                                                                                                                                                                                                                              di Alfredo Verdicchio

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Lo Stato Sociale: la leggerezza nella profondità

oSTATO SOCIALE0068 copiaIn molti probabilmente li hanno scoperti all’ultimo concerto del primo maggio, a Roma, ma LO STATO SOCIALE, gruppo indie rock di Bologna, è più di quattro anni che gira l’Italia in lungo e in largo in tour. Il loro secondo disco L’Italia Peggiore, uscito lo scorso anno,  ha consolidato lo zoccolo duro dei loro fan e ha rimarcato ancora una volta la loro missione: ricercare un equilibrio perfetto tra festa, divertimento, riflessioni e ragionamenti, cosa che i ragazzi hanno portato anche sul palco del Primo Maggio. “Questo è un aspetto fondamentale de Lo Stato Sociale – ci dice Alberto, beatmaker e paroliere, con cui abbiamo fatto una lunga e interessante chiacchierata – unire il divertimento e portare la festa ad una riflessione più profonda. È una cosa che facciamo da cinque anni e su quel palco ha avuto un’eco maggiore”.

Quel palco e non Taranto. Per questa scelta siete stati anche criticati da alcuni fan…

Ci sono alcune cose difficili da capire per chi non è addetto ai lavori. Le due manifestazioni scelgono loro chi chiamare non il contrario. Se ci fosse stata una doppia richiesta avremmo discusso e avremmo deciso insieme. La cosa importante è capire l’importanza della data del Primo maggio come festa che corona la fatica di tutto un anno di lavoro. Questo vale a Roma, a Taranto e a casa mia.

oSTATO SOCIALE0082 copiaUn dubbio: ho sentito bene quando “Le bottiglie le portano quelli del sindacato, su le mani per Landini!” (segretario della FIOM n.d.r.)”? Qualcuno potrebbe leggerla come una  provocazione dal momento che eravate sul palco della CGIL

Lo facciamo sempre indifferentemente dal palco su cui suoniamo, ma ovviamente in quella occasione ha avuto un valore aggiunto. La spaccatura interna ai sindacati è una loro colpa che ha portato alla degradazione del potere sindacale e a far sì che la difesa dei lavoratori passasse in secondo piano in favore di  un personalismo sterile.

Passiamo alla musica: partiamo dal titolo del vostro ultimo singolo, La musica non è una cosa seria. Rino Gaetano disse una frase simile parlando delle sue canzoni e che il ruolo primario della musica deve essere quello di alleggerire e divertire. Partite anche voi con questo concetto?

È profondamente giusto. Qualcosa che diverta e che diverta anche gli altri. Nella festa riuscire a parlare di cose importanti. Trovare la profondità attraverso la leggerezza come Calvino auspicava che fosse la letteratura del terzo millennio.

Oltre che nei testi, la festa la fate sul palco, dove vi divertite visibilmente. Cos’è cambiato dagli inizi in cui alternavate canzoni a “chiacchierate” col pubblico?

Se prima era tutto completamente cazzeggio ora abbiamo delle responsabilità più immediate. Il bar continua a essere la migliore palestra de lo stato sociale, ma dobbiamo rispondere a delle richieste più strutturate, la gente viene per le canzoni.

L’Italia peggiore secondo disco, la crisi  dove l’avete lasciata?

Dal nostro primo album Turisti della democrazia a L’Italia peggiore sono cambiate tante cose e le abbiamo veicolate nel senso migliore. Questo album è stato un lavoro meditato e pensato. Ci ha aiutato a mantenere una certa pretesa nei nostri confronti. Infatti dato che siamo in tour da anni ci prenderemo una pausa molto lunga, almeno sei mesi.

Sold out come regola. Rarità per l’indie italiano.

Sorprendente anche per noi. Il successo è quello di Jovanotti, il nostro è un ottimo risultato alla luce della nostra natura che ci vede nascere in un garage. Le cose funzionano quando riesci ad avere un aggregamento umano che funziona. Noi proviamo a fare passi più lunghi delle nostre gambe cercando di andare sempre a vedere cosa sta di fianco per ampliare gli orizzonti musicali.

Nelle vostre canzoni c’è un romanticismo velato che stenta a manifestarsi ma che interpreta una caduta di quella maschera cinica che la nostra società ci impone. Penso a ti amo e vaffanculo ora mi sento più leggero” (dal brano Il sulografo e la principessa ballerina)

Sì, in una società in cui si va sempre di corsa e non c’è tempo per ragionare su sé stessi. Vivendo questo clima culturale non è sempre semplice riuscire a immergersi dentro al proprio sentimento e vivere col giusto disincanto, ma con la giusta aderenza. Questa frase mette in chiaro la verità e vuole scardinare alcune resistenze e arrivare più diretti.

LOSTATOSOCIALE05 copiaAvete suonato due canzoni di ETICA ETNICA E PATHOS al concerto dei Post CSI. Com’è nata e soprattutto com’è andata?

È un corteggiamento che è andato avanti ad annusate come i cani. Abbiamo avuto occasione più volte di incontrarci con Giorgio Canali, è nata una stima reciproca e qualche progetto poi saltato per mancanza di tempo. C’è anche un’ appartenenza geografica una emilianità che ci accomuna a livello mentale. Quando hanno deciso di fare il concerto ci hanno chiesto di fare due pezzi il più possibile vicini alla stesura originale. Il concerto è stato bellissimo, un livello molto alto: c’erano Max Collini, Vasco Brondi, Dario Brunori. È stato un bel passaggio di consegne perché sono delle persone con delle qualità umane bellissime. È raro trovare dei cinquantenni di quella stoffa!

Emilia culla di cantautori e cantanti: da Guccini a Lo Stato Sociale, come si legano queste realtà?

Il grande raccordo tra Guccini, Dalla e i nostri tempi è rappresentato dalla Bologna del ’77: quindi gli Skiantos, i Gaznevada, che hanno rotto col passato intellettuale della città universitaria, creando uno iato da cui è nato un fermento culturale che a Bologna è in espansione. In una città del genere si può attingere e rubare dai migliori.

Mio padre vi odia, mia madre balla quando vi sente. Non una visione edificante, ma il segnale è evidente: dividete e unite a qualsiasi età. Vi aspettavate questo successo?

È una cosa abbastanza sorprendente. Di certo non è una cosa a cui pensiamo mentre scriviamo i testi. Non ci pensiamo intellettuali e non facciamo voli pindarici. Riusciamo a essere rappresentativi di ciò che viviamo e nella maniera più semplice. Per noi il grande risultato è vedere al nostro concerto il ragazzo che si fa tutte le serate per vedere cosa succede e poi viene da noi, oppure la ragazzina di quindici anni che il giorno dopo spende una barca di soldi per i  Mumford and Sons.

di Andrea Crisanti

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Negrita: con 9 abbiamo ritrovato le nostre radici rock

Negritaè un numero sacro in numerologia poiché è il risultato del 3 moltiplicato per se stesso. 3×3 completa l’eternità, rappresenta la Triade, la soddisfazione spirituale, il conseguimento dell’obiettivo, principio e fine. Da questo punto di vista mai numero fu più appropriato per titolare il nuovo album dei NEGRITA (9, appunto), che sta letteralmente impazzando ovunque, su iTunes come sulla classifica dei più venduti. E il tour nei palazzetti legato al medesimo album sta facendo registrare continui sold out. Pau & Co. ci raccontano i segreti di questo loro ultimo lavoro…

Quando sono nate le canzoni del vostro nuovo disco di inediti  9?

Sono tutte figlie del nostro periodo romano, di quei due mesi in cui eravamo impegnati con il musical Jesus Christ Superstar. È stata un’esperienza abbastanza straniante, non essendo abituati ad essere residenziali e non essendo degli specialisti del musical, ci siamo trovati nell’unico musical che poteva starci addosso. Ovviamente si andavano sovrapponendo i tempi con la discografia: mattina e pomeriggio eravamo in studio a Roma per comporre e arrangiare i pezzi dell’album mentre ogni sera eravamo in scena al Sistina a rappresentare un’opera a parer nostro stupenda. È ovvio che le due cose si sono influenzate tanto da farci venir voglia di essere travolti da quella condizione di vita e di suono che attraversa il musical. Abbiamo usato i ritmi legati a quel periodo (anni ’60 -’70), in cui si sperimentava e il rock iniziava ad avere delle pretese più alte rispetto ai primi anni ’60. Volevamo comunque realizzare un disco di cuore e non abbiamo potuto fare a meno di inserire anche una piccola venatura anni ‘80 (visto che apparteniamo a quegli anni). 9 è per noi un lavoro dell’anima, ricco di emozioni radicate.

Il singolo che ha anticipato l’uscita del disco è Il Gioco: che differenza c’è tra “rotolare verso sud” e “guidare verso nord”?

La strada non cambia, si tratta di un percorso musicale. Quando abbiamo deciso di rotolare verso sud andavamo alla ricerca della latinità, di radici profonde in un universo spesso estraneo alle logiche discografiche. Con 9 invece abbiamo voluto ripercorrere le radici anglosassoni della nostra musica e il nostro percorso adolescenziale, con la piena consapevolezza di essere nel 2015 e quindi con la voglia di ricollocare questa nostra esperienza nel presente. “Il Gioco” è un viaggio nelle strade tortuose della vita. Un uragano emotivo che travolge ricordi ed intenzioni, nel gioco più complesso col quale ogni essere umano è alle prese: la sua stessa esistenza.

Perché avete deciso registrarlo in Irlanda?

I nostri dischi precedenti nascono all’insegna di viaggi importanti, in territori alternativi rispetto alla scena rock: Brasile, Spagna, Argentina. Questa volta la decisione di andare sino a Dublino non è stata una scelta per recuperare il senso del folk celtico, che non compare nel disco, ma perché lì abbiamo rivissuto l’atmosfera dei dischi che ascoltavamo e divoravamo durante l’adolescenza. Il Grouse Lodge, studio che ci è stato consigliato da un amico, aveva tutte le caratteristiche che ci servivano per registrare l’album: immerso nella campagna, silenzioso, lontano da distrazioni e con tutti i requisiti tecnici necessari. Inoltre in questo stesso studio hanno inciso diversi artisti importantissimi da Michael Jackson ai Muse, dai R.E.M. agli Snow Patrol.

Cosa ci raccontate della simbologia della cover di 9? Gli elementi che la compongono hanno un significato particolare?

Nell’album c’è una canzone che si chiama Niente è per caso. Noi siamo convinti che la musica sia un lavoro, ma abbia anche un aspetto magico ed esoterico. Abbiamo una spiritualità un po’ contraddittoria e quindi abbiamo scelto il Buddha di fianco nella copertina, che sembra essere la giusta mediazione. Ma ciò che rende così particolare l’iconografia della cover dell’album è la sua casualità: non ci siamo messi lì a comporla, è semplicemente venuta così.

Poser è esplicitamente un brano di denuncia. Cosa potete dirci in merito?

In realtà il testo di Poser è scritto a quattro mani con il Cile, ed è stato molto divertente realizzarlo. L’intento era quello di ironizzare un po’ senza prendersi troppo sul serio. Però anche ironizzando si possono dire delle buone verità ed noi vogliamo rimarcare una certa origine: non esistono più band che arrivano direttamente dalla strada, non esistono più i club e un pubblico fisico che si sbatte uscendo di casa d’inverno per andare in un club umidiccio a sentire musica però, per quanto ci riguarda, è la nostra storia e pensiamo che la musica che tutti noi ascoltiamo da decenni sia nata in questo modo. Quello che sta succedendo adesso alla musica è una cosa nuova, che è giusto che ci sia, ma questo non determina l’impossibilità di poter scegliere una strada alternativa, altrimenti sarebbe davvero un po’ triste. Abbiamo come la sensazione, lo diciamo noi perché forse abbiamo un po’ il canino avvelenato, che non si voglia più una verità ma solo dei format e dei prodotti preconfezionati.

Cosa significa per voi 1989?

1989 è un brano che cerca di raccontare quello che eravamo in quegli anni, sia come uomini che come musicisti. Non a caso è un brano riposto lì da 12 anni, uno spunto musicale che avevamo composto per l’album ‘L’uomo sogna di volare’ (la nostra prima avventura americana) ma che non aveva il giusto sound per quello che stavamo pensando in quel momento. L’anno scorso, quando abbiamo iniziato a fare i pezzi nuovi, Cesare è andato in archivio e ha tirato fuori questo pezzo che ci sembrava potesse sposarsi benissimo con le idee che avevamo per 9. Pezzo vecchio e tematica anziana, sposalizio perfetto. Parla dell’89 anno di svolta per la nostra generazione, sono successe tante cose importanti, come il crollo del muro di Berlino, e volevamo raccontarle perché all’epoca nessuno ci faceva fare dischi.

State presentando questo vostro nuovo album in giro per l’Italia, nei palazzetti. Quale era la vostra idea di live per questo album?

Per quanto riguarda il live l’idea era quella di portare in giro per l’Italia uno spettacolo di musica rock, più vera possibile. Abbiamo due nuovi elementi nel gruppo uno è Gando, il tastierista, che aveva già partecipato nel tour teatrale e acustico, e poi c’è il nuovo bassista, Giacomo, che suona con noi da un anno. Il tour non è qualcosa di diverso da quello a cui i fan sono abituati, noi vogliamo esprimere tutta la nostra energia. Questo tour nei Palasport infatti è caratterizzato da schermi che riprendono quello che succede sul palco, le nostre espressioni, come ci muoviamo… Crediamo che questo possa essere un punto di forza, perché così riusciamo ad arrivare non solo a chi sta nelle prime file ma a tutto il pubblico.

 

NEGRITA_lr_finale_dateLe prossime date del tour

Il 17 aprile al Pala Alpitour di Torino

il 18 aprile al Mediolanum Forum di Assago (Milano)

il 21 aprile al Palalottomatica di Roma

il 23 aprile al Pala Giovanni Paolo II di Pescara

il 25 aprile al Palasport di Pordenone