Calcutta: perché ci piace…

CalcuttaHanno scritto in tanti di questo ragazzo, Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, e in tanti hanno sottolineato le sue limitate qualità sonore e probabilmente anche musicali. Possiamo forse essere d’accordo con questa visione ma è evidente che queste due dimensioni passino in secondo piano con un personaggio simile. I motivi sono molteplici e proveremo a sviscerarne qualcuno senza la pretesa di riuscirci perché sarebbe stupido improvvisarsi in letture che forse non interesseranno neanche i posteri feticisti dell’indie italiano. Ecco allora la necessità di interpretare il repertorio del cantante di Latina in una prospettiva che riguardi solo il presentissimo tempo un po’ squallido che stiamo vivendo: l’incapacità della generazione di cui fa parte lo stesso Calcutta di esporre un pensiero che non sia “che cosa mi manchi a fare”. Personalmente mi sono fatto un paio di domande e marzullianamente ho cercato anche di darmi delle risposte (autonomo, indipendente): a chi piace  Calcutta? Ma soprattutto perché ci piace così tanto?

Et voilà, Calcutta piace a tutti quelli che per anni hanno dovuto dire che Cremonini era incapace a cantare solo perché era troppo mainstream per chi cerca di imperniare una vita sulla complessità del modello incompreso che ormai, fatevelo dire, è trito e ritrito. Quindi il suo pubblico è quello che fino ad oggi è campato con i capolavori di Fabrizio de André (e speriamo continui a farlo), che mi fa dubitare della sua reale capacità di assimilare dei testi simili e che con smorfie di dubbio gusto giudicava i cantanti normalmente famosi perché Faber è Faber. E grazie, ma che c’entra? Ecco allora un cantante indipendente, senza pretese di cantautorato impegnato (credo… spero) che non sia ostinatamente drogato e di cui riusciamo a cantare i pezzi in spiaggia senza cercare le bottiglie di vodka per chiuderci in  un angolo solitario. Un sogno avverato. Calcutta ha quindi semplicemente detto ciò a cui noi tutti pensiamo sempre, con degli accordi un po’ monotoni questo sì, ma estremamente orecchiabili.

Allora, Compagni, smettiamola di cercare di dire qualcosa di sinistra se ne siamo incapaci. Se il nostro super io ci blocca continuamente quando in macchina vogliamo cantare che abbiamo “fatto una svastica in centro a Bologna ma era solo per litigare” forse non è arrivato il tempo di smetterla di andare in analisi e di alzare il volume? Appena è uscito Calcutta ce ne siamo appropriati, ci serviva un cantante che ci liberasse da tutte le nostre costrizioni intinte di intellettualismo becero. Iniziare a capire che Calcutta non sarebbe mai esistito se non fossimo perennemente in imbarazzo di fronte alle cose più futili della vita. Pensare che tornare “a casa e non sapere di chi” è una dimensione che appartiene a chi non ha avuto il coraggio di opporsi con convinzione a questa precarietà che pesa. O forse nella consapevolezza della precarietà, non abbiamo reagito perché protetti da un ambiente complice e tutto sommato non così disagiato. Incapaci di pensare col nostro cervello, di esporre un concetto che non sia deprimente, abbiamo per troppo tempo appoggiato le nostre radici sull’invettiva contro l’altro. Calcutta rappresenta la liberazione del radical medio e rappresenterà il suo declino non appena questo fenomeno finirà. Qualcosa di molto piccolo, ma che sembra troppo grande. Calcutta è tutto questo, e probabilmente, spero, a sua insaputa. 

                                                                                                                                                                             di Andrea Crisanti

Calcutta: live per Lievito 2016

Il suo secondo album, uscito a Novembre 2015, lo ha intitolato Mainstream (il primo, del 2012, si chiamava Forse) ma lui, Calcutta, al secolo Edoardo D’Erme, 27 anni, da Latina, è tutto fuorché classificabile. La sua musica non ha padroni né generi, le sue canzoni sono piccoli tesori da custodire gelosamente in quest’epoca di talent mordi e fuggi. E proprio a Latina, sua città natale (anche se lui da qualche anno vive a Roma) il prossimo 22 aprile, al Palaroller di Via Maira, nell’ambito della rassegna timthumb.phpLievito 2016 (www.lievito.org) Calcutta porterà sul palco le canzoni dei suoi primi due album. Nel frattempo, molto cliccato in rete il video del singolo Cosa Mi Manchi a Fare, protagonista un ragazzino cingalese che vaga senza meta per le strade della periferia romana.

GUARDA IL VIDEO DI COSA MI MANCHI A FARE

INFO LIVE

Biglietto €8+prevendita – posto unico

Prevendita da Vinileria, Via Ezio 12, dall’8 aprile in orario apertura negozio; info al numero 0773 668071