J-Ax&Fedez: arrivano i comunisti col rolex!

Era dai tempi gloriosi della coppia Dalla-De Gregori e del loro Banana Republic che in Italia non esplodeva in modo così dirompente una nuova coppia artistica destinata ad avere un successo sicuro: Fedez e J-Ax. A ben vedere il loro sodalizio è iniziato 4 anni anni fa, quando hanno deciso insieme di creare l’etichetta Newtopia, etichetta che promuove nuovi artisti e che tra le sue fila annovera il “famigerato” Fabio Rovazzi che con Andiamo a comandare ha tormentato milioni di italiani la scorsa estate. Quel sodalizio commerciale tra Fedez e JAx  è diventato ineluttabilmente anche artistico e il frutto di tutto questo è l’album Comunisti col Rolex, anticipato la scorsa estate dal singolo Vorrei ma non posto, che ha già raggiunto la quota di 5 dischi di platino e ben oltre 123 milioni di visualizzazioni e da Assenzio, uscito di recente, in cui i due duettano con Stash e Levante, singolo che veleggia sui 20 milioni di visualizzazioni e ha già portato a casa un disco di platino. E oggi, infine, venerdì 20 gennaio, è uscito Le Piccole cose featuring Alessandra Amoroso ed è di nuovo un mare di visualizzazioni e acquisti.

GUARDA IL VIDEO DI PICCOLE COSE

Insomma, per farla semplice, questo album, Comunisti col Rolex arriva sul mercato con la strada in discesa… Ne parliamo alla press conference della sua presentazione con i diretti interessati. L’evento si è tenuto in una location molto particolare: la “mitica” (per via delle polemiche relative al suo essere eccessivamente esposta dal suo proprietario) casa di Fedez. Ma non è un caso anzi, è anche questa una delle chiavi che spiegano il titolo dell’album. E partiamo proprio da qui con J-Ax e Fedez… Si è tanto parlato di questo appartamento, dice Fedez, “mi hanno rotto le scatole in lungo e largo che ho deciso ok, visto che i media ne hanno parlato tanto li invito a casa mia…”

E da qui , immaginiamo, anche il titolo dell’album…

Fedez: “Certo. Ci hanno chiamato “comunisti col rolex”, come a dire che non puoi trattare tematiche sociali se guadagni bene. Una polemica sterile e noiosa tipicamente italiana…

J-Ax: “Per noi essere ‘comunisti col rolex’ è un vanto. Ne capovolgiamo il significato perché significa merito. Perché dimostriamo che in Italia si può ancora guadagnare onestamente e ne siamo fieri..

Come è nato il vostro sodalizio artistico?

Fedez: “Ci conosciamo da diversi anni. La prima volta che l’ho incontrato ero appena entrato alla Best Sound alla quale apparteneva prima di me. Ci siamo conosciuti lì.”

JAx: “Ehm… veramente ci siamo conosciuti in un altro contesto (ride)..”

Fedez: “Ah già mi aveva venduto del fumo (ridono) ma si può dire? Si dai, si può dire..”

J-Ax: “Comunque ad un certo punto io mi accorsi che anche a Fede piaceva molto il punk rock e cominciai a seguirlo più da vicino. Poi abbiamo iniziato a collaborare per qualche piccola cosa. Infine abbiamo creato Newtopia, sono già 4 anni ormai. Penso fosse inevitabile alla fine realizzare un album”.

Parlando del making off di Comunisti col Rolex, come vi siete coordinati?

Fedez: “In manera molto semplice. Ci siamo visti e abbiamo scritto su un album i concept che più o meno poi corrispondevano alle tracce del disco. E li abbiamo sviluppati”.

JAx: “Mettici pure che spesso magari come capita sempre nella musica, parti da un’idea e poi finisci da un’altra parte ma questa è proprio la magia di queste cose”.

Discussioni durante il lavoro?

Fedez: “Mah no, non più di tanto, magari ci siamo confrontati ecco, litigato mai, soprattutto le idee in generale sui contenuti coincidevano nettamente”.

Nel disco ci sono tante collaborazioni: con quale artista vi siete trovati meglio?

Fedez:La collaborazione con Loredana Bertè è stata forse la più sorprendente e riuscita, ascolterete una Bertè inedita”.

JAx: “.”Aggiungerei pure che Loredana si è comportata in modo assolutamente professionale. Nessun problema e tantissima armonia. Questo, devo dirti, mi ha fatto pensare. Non sarà che erano gli altri a far si che lei poi avesse dei problemi? Co noi è stata esemplare. Posso dire che questo smentisce tutti i luoghi comuni su di lei.”

Cosa potete dirci del tour, dello show che allestirete?

Fedez: “La vendita dei biglietti, già iniziata, ci sta dando moltissime soddisfazioni e tra le prime 15 date alcune sono già sold out. Lo show che porteremo sarà un grande show, è tutto un work in progress, ma abbiamo già una scaletta con 50 brani per un concerto di due ore e mezza nel quale ripercorreremo la nostra storia artistica. Avremo un palco enorme formato da una gigantesca piramide e durante il concerto faremo la nostra “scalata sociale”… Con noi in tour verrà anche Paolo Jannacci.”

Ci saranno delle guest star?

Fedez: “Per ora non sono previste. Quando sarà possibile ci piacerebbe avere con noi gli artisti che hanno collaborato all’album..

Per quanto riguarda la vendita dei biglietti, avete usato qualche accorgimento per limitare il fenomeno del secondary ticketing d ci si parla cosi tanto?

J-Ax: “Non abbiamo fatto nulla, ma ogni tanto, anche per curiosità, controlliamo per vedere quanti biglietti finiscono sul circuito secondario. Finora è poca roba, una ventina di biglietti … Del resto, sai una cosa? Se avvenisse qualcosa di strano, di poco chiaro, si scatenerebbe una bufera sui social che non hai idea per cui già quello basta a farci stare abbastanza tranquilli.

di Alfredo Verdicchio

INSTORE TOUR

J-Ax & Fedez incontreranno i fan e firmeranno le copie di Comunisti col Rolex (Sony Music) nelle principali città italiane. Di seguito tutti gli appuntamenti:  il 21 gennaio saranno a Orio al Serio, il 22 a Milano, il 23 a Cagliari, il 24 a Roma, il 25 a Nola (Napoli), il 26 a Palermo, il 27 a Belpasso (Catania), il 28 a Lonato del Garda (Brescia), il 29 a Torri di Quartesolo (Vicenza), il 30 a Paderno Dugnano (Milano) e il 31 a Varese. A febbraio, invece, terranno 5 instore: il 2 a Campi Bisenzio (Firenze), il 3 a Perugia, il 4 Savignano sul Rubicone (Forlì-Cesena), il 5 a La Spezia e il 6 a Genova.

LA TRACKLIST DI COMUNISTI COL ROLEX

Assenzio feat. Stash e Levante

Comunisti col Rolex

Il giorno e la notte feat. Giusy Ferreri

Senza Pagare

Fratelli di paglia

Tutto il mondo è periferia

Milano intorno

Vorrei ma non posto

L’Italia per me feat. Sergio Sylvestre

Musica del cazzo

Piccole cose feat. Alessandra Amoroso

Cuore Nerd feat. Alessia Cara

Anni luce feat. Nek

Meglio tardi che noi feat.Arisa

Allergia feat. Loredana Bertè

Pieno di Stronzi

IL TOUR

11 Marzo – Torino PalaAlpitour
13 Marzo – Bologna Unipol Arena
15 Marzo – Firenze Nelson Mandela Forum
18 Marzo – Roma Palalottomatica SOLD OUT
19 Marzo – Roma Palalottomatica
28 Marzo – Napoli PalaPartenope
31 Marzo – Acireale Pal’Art Hotel
3 Aprile –  Reggio Calabria PalaCalafiore
5 Aprile –  Bari PalaFlorio
7 Aprile –  Padova Kioene Arena
8 Aprile –  Conegliano Zoppas Arena
10 Aprile –  Milano Mediolanum Forum SOLD OUT

 

 

Pino Scotto: l’ultimo alfiere del rock

LiveforaDreamBrutalmente sincero come sempre, genuino nel profondo nel cuore come solo i veri rocker sanno essere. Pino Scotto, “ultimo dei mohicani” nel mondo del rock italiano, non ha mai avuto peli sulla lingua e, per dirla in gergo calcistico, “non ha mai tirato indietro la gamba”. Anzi, lui è uno di quelli che entrano a gamba tesa se sa di essere nel giusto. Da qualche settimana è uscito il suo ultimo lavoro : Live for a dream, che rappresenta un punto fondamentale nella carriera di Pino. Contiene 16 brani live registrati in studio che ripercorrono l’intero suo viaggio musicale dagli esordi con i Pulsar, passando per i Vanadium, il Progetto Sinergia, i Fire Trails per arrivare alla sua odierna carriera da solista. Una sorta di fantastico The Best che è anche un viaggio in una delle carriere più dense che possa vantare il rock italico. L’album, va detto, contiene anche due inediti: Don’t touch the kids dedicata ai bambini vittime di violenza e The Eagle Scream dedicata a Lemmy, il leader dei Motorheads scomparso lo scorso anno e grande amico di Pino.

In Live for a Dream, troviamo anche numerosi grandi artisti che hanno affiancato il rocker in questo lavoro, tra i quali vogliamo ricordare: Ritmo tribale, Igor Gianola, i chitarrist Stef Burns e Steve Angarthal, i bassisti Ciccio Li Causi e Dario Bucca, il grande armonicista Fabio Treves e molti altri. Live for a dream include anche un DVD con i retroscena e le immagini delle registrazioni in studio di tutti i brani e degli artisti coinvolti nel progetto, le interviste i videoclip e tante curiosità.

Questo nuovo lavoro è stata una splendida occasione per fare una chiacchierata “senza filtro” con Pino consapevoli che la chiacchierata sarebbe poi diventata quanto meno esplosiva. E così è stato…

GUARDA L’INTERVISTA ESCLUSIVA A PINO SCOTTO (di Alfredo Verdicchio)

L’uscita dell’album è supportata dal Live For A Dream Tour, partito dalla Sicilia a fine aprile. Queste le prossime date:

  • 03/06/2016
  • Bellinzona – Switzerland Peter Pan
  • 04/06/2016
  • Castiglione del lago (PG) Darsena Live Music
  • 10/06/2016
  • Magenta (MI) Peyote Cafè
  • 11/06/2016
  • Arbizzano (VR) Officina degli Angeli – No Corrida Day
  • 16/06/2016
  • Potenza (PZ) Lounge Rock Bar – Guest of Rocky Horror
  • 17/06/2016
  • Coreno Ausonio (FR) Freedom Live – Guest of Rocky Horror
  • 18/06/2016
  • Apiro (MC) La Polveriera – Guest of Rocky Horror
  • 24/06/2016
  • Milano (MI) Black Hole – Gothic Rock
  • 25/06/2016
  • Andorno Micca (BI) Steel Roses MC Italy – Fatica, Birra, Rock ‘n’ Roll
  • 02/07/2016
  • Quartu S.E. (CA) La Marinella
  • 08/07/2016
  • Narni (TR) Rock Garden – Guest of Rocky Horror
  • 09/07/2016
  • Canosa di Puglia (BT) Internet Rock Café – Guest of Rocky Horror
  • 15/07/2016
  • Cenate Sotto (BG) Rock For Emergency
  • 22/07/2016
  • Castro dei Volsci (FR) Music under the Rock
  • 23/07/2016
  • Pavia (PV) Castello Visconteo Bubble Fest
  • 29/07/2016
  • Cantù (CO) Villa Calvi
  • 12/08/2016
  • Licola (NA) Sea Legend
  • 13/08/2016
  • Piedimonte (CE) TBA
  • 18/08/2016
  • Quartu S.E.(CA) La Marinella – Acoustic ‘n’ Roll
  • 19/08/2016
  • Sant’Antioco (CI) La Terrazza – Acoustic ‘n’ Roll
  • 20/08/2016
  • Aritzo (NU) Rock in Mountain- Acoustic ‘n’ Roll
  • 27/08/2016
  • Lupardine (RC) No Limits Metal Festival
  • 30/09/2016
  • Desio (MB) Rock on the Road

Gianluca Grignani: l’uomo di cristallo

covergrignaniCiao ragazzi, ho bisogno di staccare un po’ con il mondo, l’avrete capito… Ora ho bisogno di tornare più forte di prima. Adesso parlerà solo la mia musica, la mia “strada in mezzo al cielo”: ho annullato gli impegni per un determinato periodo, non ci saranno apparizioni, a parte i due eventi rock 2.0 a dicembre di Milano e Roma, e dei live acustici che farò durante l’estate e che saranno annunciati qui sul mio profilo… ma io leggo tutto quello che mi scrivete e solo per voi io ci sto. Sempre. Con affetto. G.”
Con questo post messo su Facebook Gianluca Grignani ha voluto mettere fine alla solita sequela di gossip, voci e falsi moralismi su di lui. Un post che ha tranquillizzato e ridato speranza alle sue migliaia di fans e nel quale c’è la sua volontà di combattere, di uscirne fuori “più forte di prima”. L’artista, lo ricordiamo, ventiquattro ore dopo la  conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo album Una strada in mezzo al cielo, è stato ricoverato in ospedale in stato di choc dovuto allo stress causato dal lancio del suo album. Ospedale dal quale poi è stato rapidamente dimesso. Un episodio che, come al solito, aveva scatenato i media finendo per far passare in secondo piano il suo disco, tra l’altro molto pregevole, per soffermarsi sul personaggio Grignani, sui suoi eccessi. Immagine troppo facilmente e troppo spregiudicatamente cucita addosso ad un artista che è semplicemente e maledettamente fragile. Quella fragilità che a volte accompagna i talenti puri ma che ne costituisce al contempo la condanna più grande. E alla fine la musica che è la cosa che conta davvero ha avuto la meglio:  Una strada in mezzo al cielo staziona tranquillo, dati FIMI alla mano, al sesto posto nella classifica nazionale. Un album nel quale l’artista oltre ad inserire l’inedito che dà il titolo all’album stesso, ha voluto  rimescolare le carte unendo in una sorta di Greatest Hits i brani di Destinazione Paradiso e La Fabbrica di plastica. Due lavori molto diversi tra loro, ma è stato lui a spiegarci il motivo di questa accoppiata quando ci siamo incontrati per la presentazione dell’album stesso.
È un accostamento a cui pensavo da tanto tempo. La scusa di quest’album è data dai vent’anni più o meno di Destinazione Paradiso, ma in realtà sentivo il bisogno di mettere un punto fermo sulla mia carriera. Un qualcosa da cui ripartire. E accostare Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica mi è sembrata un’operazione necessaria“.
Ricordiamo che, all’epoca, dopo Destinazione Paradiso quando uscì La Fabbrica di Plastica ci fu un effetto spiazzante. Per tutti, discografici, giornalisti…
Destinazione Paradiso ebbe un successo pazzesco. Arrivò quasi a tre milioni di copie vendute in tutto il mondo.  E per la mia casa discografica, che aveva già immaginato il mio cammino, avrei dovuto continuare con quella musica, con quell’immagine lì per intenderci . Mi sentivo in gabbia. soffrivo, volevo tirar fuori tutto e così  feci La Fabbrica di plastica che spiazzò tutti quanti. Fui testardo,  perché credevo in quell’album… non me ne fregava nulla di vendere tante o poche copie. Era la mia musica, la mia libertà. E poi La Fabbrica di plastica piacque a molti addetti ai lavori. Ricordo ancora quando, era quasi notte, mi arrivò una telefonata a sorpresa di Vasco Rossi per farmi i complimenti…
Eppure avresti potuto vivere comodamente di rendita per un bel po’ cavalcando il mainstream di Destinazione Paradiso. Dì la verità c’è stato un momento in cui ti sei pentito, anche se per un attimo?
No, cioè sì… non so, era un periodo assurdo. Come ti ripeto, tutti volevano che continuassi su quella strada mentre io ogni giorno che passava mi convincevo che dovevo liberarmi. Avevo  tutti contro. Sapevo, certo, che avrei potuto avere una bella strada dritta davanti a me… Forse sì, qualche volta mi sono pentito (ma solo un attimo eh?.. ride n.d.r.) però alla fine è andata meglio così…
L’album presenta nuovi arrangiamenti e soprattutto una serie di duetti molto particolari e interessanti. Ci racconti come è andata?
È stato impegnativo ed è stato bello duettare con questi artisti, che poi sono amici,  persone che stimo molto musicalmente. Ho cantato Destinazione Paradiso con Elisa (che tra l’altro è un mostro di tecnica) ed è stato bello che proprio lei abbia cantato con me una canzone così importante. Annalisa invece ha già un presente importante e un futuro radioso ed è stato un onore che abbia cantato la mia canzone più famosa nel mondo: Destinazione Paradiso. Con Carmen Consoli abbiamo cantato L’allucinazione e si è creato tra me e lei un feeling molto profondo. Poi Ligabue con cui ho cantato La Fabbrica di Plastica. Il Liga ha dimostrato che si può fare del rock in Italia. Ha scelto di cantare la strofa che, di questa canzone, sentiva più sua, ed è stato davvero bello. Con Luca Carboni abbiamo cantato insieme Falco a metà. Non lo conoscevo di persona, lo conoscevo solo attraverso le sue canzoni  che spesso cantavo perché si avvicinano al mio timbro vocale. Ed è stato una scoperta molto piacevole per me. Con Max Pezzali abbiamo cantato Primo treno su Marte. Max è un amico che conosce i luoghi dove abito essendoci cresciuto. E ci intendiamo a meraviglia. Poi Federico Zampaglione dei Tiromancino per Galassia di melassa. Mi piacciono molto la sua musica e la sua attività cantautorale. Infine con Briga abbiamo cantato Rock Star. Ecco lui per me è proprio come un fratello minore, non posso non volergli bene. Infine Fabrizio Moro per + famoso di Gesù. Fabrizio è un cantautore di spessore che con la sua voce così particolare ha dato alla canzone una marcia in più.

Dal canto loro, Elisa si dice “felice e onorata che Gianluca mi abbia chiesto di cantare con lui un capolavoro come Destinazione Paradiso. Gianluca è un vero rocker e con canzoni come questa ha segnato la storia”. “Parecchi anni fa Gianluca ha pubblicato il suo primo album e ha fatto un botto pauroso”, racconta invece Ligabue a proposito della sua collaborazione, “dopodiché è uscito il suo secondo lavoro, un album totalmente differente dal primo in cui ha cercato di ribellarsi a un’idea che rischiava di essere un po’ preconcetta, fatta da qualcun altro, su chi poteva essere lui. È un argomento che, a modo mio, nel mio piccolo, conosco. Avevo letto come molto vera questa sorta di ribellione che gli ha fatto produrre un disco totalmente diverso dal primo, con dei suoni molto belli ma anche con un atteggiamento quasi estremo di sfida. Resta il fatto che c’era una sincerità quasi disarmante in quel disco, allora feci sapere che mi era piaciuto e se ne sono ricordati adesso, in questo periodo in cui Grignani ha deciso di ripubblicare in un’altra veste alcune sue canzoni. Mi hanno chiesto di cantare una parte del brano La fabbrica di plastica, ho accettato e ho interpretato una piccola parte, è un bel pezzo e sicuramente a Grignani all’epoca è costato un po’ in termini di popolarità ma gli ha anche permesso di avere la libertà che gli serviva per poter essere e dire quello che voleva”. Per Annalisa è stato davvero un piacere che Gianluca abbia pensato di propormi una delle sue canzone più belle, La mia storia tra le dita. È’ stato poi sorprendente scoprire la sua personale visione artistica, anche in termini di produzione, con la quale ha deciso di usare la mia voce in un modo tutto suo“. Briga aveva sette anni “quando uscì La Fabbrica di Plastica e camminavo su e giù per il salone di casa mia cantando le canzoni di quell’album. Ricordo perfettamente di aver comprato insieme ai miei genitori sia cassetta che CD. Dopo 20 anni ricevi una chiamata al telefono da Gianluca che ti chiede di cantare una di quelle canzoni con lui. La vita è parecchio strana“. Per Luca Carboni “è stato davvero un grande piacere e un grande onore cantare Falco a metà insieme a Gianluca. Una Canzone bellissima, che amo molto, di un grande cantautore italiano!”. Per Max PezzaliGianluca è uno dei cantautori di maggior talento di sempre. Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica sono due pietre miliari del pop e del rock del nostro Paese: il privilegio di cantare insieme a Gianluca in Come Fai è un onore prima come fruitore di musica che come artista”. Federico Zampaglione lo definisce “un’anima libera e, allo stesso tempo, selvaggia nel nostro panorama musicale. Scrive canzoni pop ma ha il cuore e la testa di un rocker“.

L’album, come ricordavamo, sta andando bene e alla fine, il Grigna, cosi lo chiamano i suoi fans, è tornato come avrebbe voluto fare e come ha dichiarato nel post su FB: con la sua musica, che va oltre le chiacchiere e oltre la morbosità. Adesso la speranza è che questo talento fragile come un cristallo torni ad esprimersi ai livelli che gli competono. Ne ha bisogno lui e ne ha bisogno anche il rock italiano.

 Alfredo Verdicchio

Davide Van De Sfroos: “adesso Synfuniia e nel futuro forse un concept album” – INTERVISTA ESCLUSIVA

dvds_locandina2*Regalarsi un album diverso, nuovo, sorprendente, per festeggiare i propri, primi, 50 anni. È quello che ha fatto Davide Van De Sfroos (all’anagrafe Davide Bernasconi) che ha compiuto 50 anni l’11 maggio scorso e che proprio ieri è uscito con Synfuniia un album che vede la rivisitazione di alcuni grandi canzoni dell’artista in chiave sinfonica con lOrchestra Bulgara della Radio di Sofia diretta dal Maestro Vito Lo Re. Un Van de Sfroos diverso insomma, che farà sobbalzare sulla sedia più di un fan tra le molte migliaia che lo seguono.
Come è nato questo album che suggella i tuoi 50 anni?
«È da nato da un incontro con il maestro Vito Lo Re. Lo incontrai diverso tempo fa al termine di un mio concerto. Ma, attenzione, non si presentò da me come maestro di musica classica ma, semplicemente come un fan, e me la buttò lì: “Sai che le tue canzoni potrebbe essere rivisitate in chiave sinfonica?” Lì per lì pensai che fosse, per dirla alla Fantozzi, una boiata pazzesca! Sai, dopo un concerto si incontrano molti fan, che, presi dall’entusiasmo, ti dicono tante cose… Mi dimenticai di quell’incontro ma, dopo un po’,  lui tornò alla carica. Mi disse almeno di provarci. Ci lavorò sopra e poi mi fece fare una prova proprio con un orchestra, provammo credo due canzoni. Prima di provare ero scettico, dopo entusiasta, sorpreso, affascinato. E  Synfuiia è il risultato finale. Mi piace pensare che le mie canzoni da Cenerentola siano diventate delle Principesse grazie ad un incantesimo».
Però sai che magari alcuni tuoi fans “duri e puri” storceranno un po’ il naso…
«Mah, cosa vuoi che ti dica… l’incontro tra classica e rock mica l’ho inventato io! Questa commistione tra generi è accaduta molte volte in passato. Ci siamo dimenticati forse di quando Sid Vicious cantò My Way? E comunque, sono in buona compagnia: Lou Reed, i Kiss, i Metallica e tanti altri…»
Come ti sei sentito nel cantare le tue canzoni cosi rivisitate con quest’orchestra imponente?
«Bellissima sensazione, direi quasi magica, sospesa. Come se fossi dentro un film, come se stessi vivendo in ogni senso una lunga colonna sonora magari con le mie canzoni, i miei ricordi.. Posso dirti una cosa? Arriva il punto che uno dopo 15 anni di carriera decide che può anche osare, provare, lasciarsi andare e divertirsi davvero. Ecco a me è successo questo. Volevo farlo almeno una volta, poi certo non farò mica d’ora in poi tutti i miei prossimi album in questo modo. Le mie Principesse torneranno poi Cenerentole come se tornassero da una gran ballo a Corte..»
Come nascono le tue canzoni? Hai un metodo preciso?
«No assolutamente. Non sono uno metodico anzi, sono l’opposto. Sto spesso in giro in tour o magari per la promozione di qualche album. E prendo appunti, scrivo riflessioni, annotazioni. Le mie canzoni nascono così: dall’osservazione della vita vera reale. Nascono on the road per dirla in modo più semplice…»
Di recente Zucchero parlando della realtà musicale odierna ha detto che ci vengono propinati tanti panini alla merda. Tu cosa ne pensi?
«Penso che sono abbastanza d’accordo ma che esistono anche tante realtà, magari nascoste, fatte di musicisti giovani, di talento, che si sbattono e lottano per far emergere la propria musica. Ecco dovremmo soffermarci su di loro.  Non è tutto da buttare, bisogna trovare il talento che c’è in giro, e c’è, credimi».
Restando in tema di nuove esperienze, hai mai pensato di scrivere un musical?
«No non è nelle mie corde. Per ora almeno penso proprio di no. Invece sto accarezzando l’idea di lavorare su un concept album, sai di quelli che andavano molto negli anni 70. È un’idea che mi piace parecchio.»

Alfredo Verdicchio

La tracklist dell’album

“Il duello”, “El calderon de la stria”, “Grand Hotel”, “Akuaduulza”, “Mad Max”, “La figlia del tenente”, “Goga e Magoga”, “Il reduce”, “Yanez”, “Brèva e Tivàn”, “La balera”, “Il dono del vento”, “De sfroos” e “Ninna nanna del contrabbandiere”.

GUARDA IL SALUTO A RS DI DAVIDE

Raddoppia la data al teatro Arcimboldi

Davide Van De Sfroos presenterà suo nuovo album Synfunia il prossimo 30 gennaio al Teatro Arcimboldi accompagnato dall’orchestra Sinfolario ( composta da 40 elementi)  diretta dal Maestro Vito Lo Re. Dato l’immediato sold out della data si è deciso di raddoppiare l’appuntamento aggiungendo la data del 31 gennaio. I biglietti per le date sono disponibili su www.ticketone.it

 

Zucchero: mi regalo 10 volte l’Arena!

locandina zucchero Era da un po’ che ZUCCHERO mancava dalle scene. Adesso è tornato per annunciare in un incontro con la stampa uno straordinario evento che si terrà a settembre del prossimo anno. Un evento kolossal di quelli che segnano un anno intero. Un evento di quelli che un amante del rock blues potrà in futuro dire “Io c’ero”.

Zucchero “Sugar Fornaciari terrà 10 straordinari show  tutti all’Arena di Verona dal 16 al 28 settembre del 2016. Un’occasione per festeggiare così la sua carriera ripercorrendo i suoi successi e presentando “live” il suo nuovo album (la cui uscita è prevista per il maggio del 2016) per il quale proprio oggi è partito alla volta di New Orleans dove si chiuderà in studio per concretizzare in parole e musica la sua nuova ispirazione.

zucchero cappelloL’artista emiliano, durante l’incontro con la stampa,  sfoggia un cappello dei suoi (foto a sinistra) ma questo è un cappello davvero particolare… “È un cappello a cui tengo moltissimo, conferma lui. “A Los Angeles ho conosciuto un cappellaio ma lo definirei proprio un artista dei cappelli messicano. È talmente bravo che spesso prepara anche dei cappelli che vanno a finire in alcuni film di Hollywood. Ecco questo cappello viene dal film Gangs of New York. Non voleva venderlo alla fine l’ho convinto: gli ho comprato dieci cappelli!”

Come sarà questo nuovo album? Hai già qualche idea?

Non so ancora esattamente come sarà questo album, so quello che mi sento di “pancia” e ciòè che dovrà essere diverso dai precedenti, vorrei recuperare una sonorità più rude qualcosa, per intenderci, che mi riporti verso i lidi di Oro incenso e Birra ovvero gli inizi.  Del resto sono fatto così: non mi piace andare sul facile, mi piacciono le sfide, mettermi in gioco”.

Come questi dieci concerti tutti nello stesso posto all’Arena di Verona?

“Esatto! Proprio così! Riuscirò a riempire l’Arena tutte quelle sere? Spetterà a me far si che la gente abbia voglia di correre in massa a vedermi”.

Perché proprio Verona?

“Verona è una città alla quale sono particolarmente legato da tempo. L’Arena di Verona ad esempio mi ha ospitato per ben sette date tutte sold out del mio Chocabeck tour. E poi diciamoci la verità: è uno dei posti più belli al mondo. Sei lì su quel palco e ti senti come se fossi avvolto dalla musica e dalla gente. Ha la capienza giusta, l’acustica e la bellezza…”

Inevitabile nell’incontro con la stampa di Zucchero non parlare dei tragici fatti di Parigi. E Zucchero da artista è stato chiaro, molto chiaro..

“Mi hanno chiesto se io fossi stato in tour cosa avrei fatto. Se avessi continuato il tour oppure l’avrei interrotto. Lo dico senza incertezze: non avrei suonato. Al di là delle misure di sicurezza, bisogna anche avere uno stato d’animo predisposto per suonare, per condividere. No, non me la sarei sentita…

Ogni tappa del tour avrà un ospite speciale in modo tale da trasformare quella data ogni data in un evento unico e irripetibile.

“Ancora non so quali ospiti avrò accanto a me sul palco, dico davvero… Posso anticiparvi che ci saranno i miei amici, li conoscete tutti, Bono Vox ad esempio, magari Eric Clapton… per gli italiani ho qualche problema perché, non so quale ne sia il motivo, ma quando mi è capitato di proporre una partecipazione ad un mio concerto ad un artista italiano parte l’ansia… Ecco, gli artisti italiani vanno in sbattimento con l’esigenza di essere perfetti vogliono avere il tempo di provare e riprovare… Per i musicisti anglosassoni ad esempio è diverso. Vi faccio un esempio: di recente sono andato a Torino per salutare Bono Vox, quella sera c’era il concerto degli U2. Ricordo che erano più o meno le 19,30. Vado in camerino lo saluto. Ci abbracciamo, qualche battuta come sempre, poi lui mi guarda e mi fa: “ Mi è venuta un ‘idea!”  E io gli chiedo: “Quale?” e lui : “Sali sul palco con noi alla fine e canti con me I still haven’t found what I’m lookin for..” e io dico : “ok.. quando?”  E lui tranquillo come una Pasqua mi dice “ stasera, è ovvio!. Poi mi ha lasciato una chitarra  per provare il pezzo e mi ha salutato perché doveva fare le ultime cose con la band. L’abbiamo suonata ed è anche venuta bene. Comunque, se devo essere onesto, questa cosa dell’ansia degli artisti italiani non riguarda Jovanotti che quando è venuto sul palco con me non riuscivo più a farlo smettere  (ride..).»

Alfredo Verdicchio

INFO LIVE

Durante il periodo dei concerti di Zucchero, Verona si trasformerà in una sorta di Zucchero Town grazie ad alcune iniziative collaterali come ad esempio una mostra allestita nei pressi dell’Arena interamente dedicata a Zucchero, una retrospettiva per celebrare con immagini e parole una tra le carriere più fulgide della musica italiana. Una carriera unica suggellata da oltre 60 milioni di dischi venduti, trent’anni di successi dati esordi fino ai tempi attuali. Ma non finisce qui: contemporaneamente le vie del centro della città scaligera saranno animate da alcuni tra i migliori “artisti di strada” italiani che reinterpreteranno del canzoni del bluesman nostrano.

I dieci concerti di Zucchero si terranno esattamente il 16/17/18/20/21/23/24/25/27 e 28 settembre.

I biglietti sono già disponibili sui circuiti Ticktone e nelle prevendite abituali. Tutti coloro che acquisteranno un biglietto su www.ticketone.it entro il 31 dicembre 2015 riceveranno una Sugar Card, una card memorabilia che, oltre a valere come titolo d’ingresso al concerto, offrirà ai titolari l’opportunità di sconti sui viaggi, gli hotel, i ristoranti e le moltissime attrazioni offerte dalla città di Verona realizzando cosi un connubio tra musica e arte fortissimo.

Lo Stato Sociale: la leggerezza nella profondità

oSTATO SOCIALE0068 copiaIn molti probabilmente li hanno scoperti all’ultimo concerto del primo maggio, a Roma, ma LO STATO SOCIALE, gruppo indie rock di Bologna, è più di quattro anni che gira l’Italia in lungo e in largo in tour. Il loro secondo disco L’Italia Peggiore, uscito lo scorso anno,  ha consolidato lo zoccolo duro dei loro fan e ha rimarcato ancora una volta la loro missione: ricercare un equilibrio perfetto tra festa, divertimento, riflessioni e ragionamenti, cosa che i ragazzi hanno portato anche sul palco del Primo Maggio. “Questo è un aspetto fondamentale de Lo Stato Sociale – ci dice Alberto, beatmaker e paroliere, con cui abbiamo fatto una lunga e interessante chiacchierata – unire il divertimento e portare la festa ad una riflessione più profonda. È una cosa che facciamo da cinque anni e su quel palco ha avuto un’eco maggiore”.

Quel palco e non Taranto. Per questa scelta siete stati anche criticati da alcuni fan…

Ci sono alcune cose difficili da capire per chi non è addetto ai lavori. Le due manifestazioni scelgono loro chi chiamare non il contrario. Se ci fosse stata una doppia richiesta avremmo discusso e avremmo deciso insieme. La cosa importante è capire l’importanza della data del Primo maggio come festa che corona la fatica di tutto un anno di lavoro. Questo vale a Roma, a Taranto e a casa mia.

oSTATO SOCIALE0082 copiaUn dubbio: ho sentito bene quando “Le bottiglie le portano quelli del sindacato, su le mani per Landini!” (segretario della FIOM n.d.r.)”? Qualcuno potrebbe leggerla come una  provocazione dal momento che eravate sul palco della CGIL

Lo facciamo sempre indifferentemente dal palco su cui suoniamo, ma ovviamente in quella occasione ha avuto un valore aggiunto. La spaccatura interna ai sindacati è una loro colpa che ha portato alla degradazione del potere sindacale e a far sì che la difesa dei lavoratori passasse in secondo piano in favore di  un personalismo sterile.

Passiamo alla musica: partiamo dal titolo del vostro ultimo singolo, La musica non è una cosa seria. Rino Gaetano disse una frase simile parlando delle sue canzoni e che il ruolo primario della musica deve essere quello di alleggerire e divertire. Partite anche voi con questo concetto?

È profondamente giusto. Qualcosa che diverta e che diverta anche gli altri. Nella festa riuscire a parlare di cose importanti. Trovare la profondità attraverso la leggerezza come Calvino auspicava che fosse la letteratura del terzo millennio.

Oltre che nei testi, la festa la fate sul palco, dove vi divertite visibilmente. Cos’è cambiato dagli inizi in cui alternavate canzoni a “chiacchierate” col pubblico?

Se prima era tutto completamente cazzeggio ora abbiamo delle responsabilità più immediate. Il bar continua a essere la migliore palestra de lo stato sociale, ma dobbiamo rispondere a delle richieste più strutturate, la gente viene per le canzoni.

L’Italia peggiore secondo disco, la crisi  dove l’avete lasciata?

Dal nostro primo album Turisti della democrazia a L’Italia peggiore sono cambiate tante cose e le abbiamo veicolate nel senso migliore. Questo album è stato un lavoro meditato e pensato. Ci ha aiutato a mantenere una certa pretesa nei nostri confronti. Infatti dato che siamo in tour da anni ci prenderemo una pausa molto lunga, almeno sei mesi.

Sold out come regola. Rarità per l’indie italiano.

Sorprendente anche per noi. Il successo è quello di Jovanotti, il nostro è un ottimo risultato alla luce della nostra natura che ci vede nascere in un garage. Le cose funzionano quando riesci ad avere un aggregamento umano che funziona. Noi proviamo a fare passi più lunghi delle nostre gambe cercando di andare sempre a vedere cosa sta di fianco per ampliare gli orizzonti musicali.

Nelle vostre canzoni c’è un romanticismo velato che stenta a manifestarsi ma che interpreta una caduta di quella maschera cinica che la nostra società ci impone. Penso a ti amo e vaffanculo ora mi sento più leggero” (dal brano Il sulografo e la principessa ballerina)

Sì, in una società in cui si va sempre di corsa e non c’è tempo per ragionare su sé stessi. Vivendo questo clima culturale non è sempre semplice riuscire a immergersi dentro al proprio sentimento e vivere col giusto disincanto, ma con la giusta aderenza. Questa frase mette in chiaro la verità e vuole scardinare alcune resistenze e arrivare più diretti.

LOSTATOSOCIALE05 copiaAvete suonato due canzoni di ETICA ETNICA E PATHOS al concerto dei Post CSI. Com’è nata e soprattutto com’è andata?

È un corteggiamento che è andato avanti ad annusate come i cani. Abbiamo avuto occasione più volte di incontrarci con Giorgio Canali, è nata una stima reciproca e qualche progetto poi saltato per mancanza di tempo. C’è anche un’ appartenenza geografica una emilianità che ci accomuna a livello mentale. Quando hanno deciso di fare il concerto ci hanno chiesto di fare due pezzi il più possibile vicini alla stesura originale. Il concerto è stato bellissimo, un livello molto alto: c’erano Max Collini, Vasco Brondi, Dario Brunori. È stato un bel passaggio di consegne perché sono delle persone con delle qualità umane bellissime. È raro trovare dei cinquantenni di quella stoffa!

Emilia culla di cantautori e cantanti: da Guccini a Lo Stato Sociale, come si legano queste realtà?

Il grande raccordo tra Guccini, Dalla e i nostri tempi è rappresentato dalla Bologna del ’77: quindi gli Skiantos, i Gaznevada, che hanno rotto col passato intellettuale della città universitaria, creando uno iato da cui è nato un fermento culturale che a Bologna è in espansione. In una città del genere si può attingere e rubare dai migliori.

Mio padre vi odia, mia madre balla quando vi sente. Non una visione edificante, ma il segnale è evidente: dividete e unite a qualsiasi età. Vi aspettavate questo successo?

È una cosa abbastanza sorprendente. Di certo non è una cosa a cui pensiamo mentre scriviamo i testi. Non ci pensiamo intellettuali e non facciamo voli pindarici. Riusciamo a essere rappresentativi di ciò che viviamo e nella maniera più semplice. Per noi il grande risultato è vedere al nostro concerto il ragazzo che si fa tutte le serate per vedere cosa succede e poi viene da noi, oppure la ragazzina di quindici anni che il giorno dopo spende una barca di soldi per i  Mumford and Sons.

di Andrea Crisanti

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Laura Gramuglia: Rock in Love, gli amori delle rockstar

rock in love_III_15x22_ne_Layout 1 copia 1Giunto alla sua terza edizione, Rock in Love di Laura Gramuglia (Arcana, 17,50) Laura Gramugliaracconta di 69 storie d’amore con un unico comune denominatore: la musica. Da Elvis e Priscilla a Kurt e Courtney, Rock in Love ci svela, con dovizia di particolari, i grandi amori delle rockstar. Spesso folli e burrascosi, a volte tragici ma mai banali.

Laura, quando e come t’è venuta l’idea di scrivere di storie d’amore rock?

Si tratta di una passione radicata in me fin da bambina. Lo racconto nell’introduzione del libro. Mi chiamo La ragazza della canzone. Se all’inizio tutto ciò che desideravo era diventare la protagonista di un brano o la musa di un autore, ho capito presto che era molto più divertente restare dietro le quinte e andare a dare un’occhiata più da vicino a vite che sembravano davvero avere i contorni di una favola. Le biografie mi appassionano da sempre, alcune superano le fantasie più articolate, per non parlare delle canzoni, che ancora una volta giungono in aiuto per fornire una mappa sentimentale di chi abbiamo di fronte o soltanto nelle orecchie. Anche se è sempre bene ricordare che le canzoni sono più di chi le ascolta che di chi le crea.

69Il libro è alla sua terza edizione: te l’aspettavi?

Nel momento in cui propongo un progetto faccio in modo di crederci tantissimo, è la condizione necessaria affinché le cose funzionino. Dunque posso dirti che non me la aspettavo, ma sì, ci speravo. Mi sono accorta che il pubblico femminile è quello che mi sta regalando più soddisfazioni. Si tratta di storie d’amore, è vero, ma considera che il libro, tra gli scaffali, non si incontra tra i romanzi rosa, il reparto resta quello dedicato alla musica. Ora, alcune librerie nemmeno hanno la sezione musica e anche quando presente molte donne saltano quel settore a piè pari. Il fatto di confrontarmi con un pubblico equamente diviso durante le presentazioni mi riempie di gioia.

Ci racconti le varie evoluzioni di questo progetto? Da quello radiofonico, su Radio Capital c’è l’omonima trasmissione, a quello teatrale…

Ogni storia che ho scritto per il libro è stata riadattata per il format radiofonico. Lo stesso è accaduto ai racconti scritti appositamente per la radio. Sarebbe stato assurdo non sfruttare il potere dell’ascolto e quindi ho dato molto più spazio alla musica suonata e raccontata su Radio Capital. Anche perché ho avuto carta bianca dall’ufficio programmazione e questo mi ha permesso pieno controllo sulla trasmissione. Avendo poi un’intera ora a disposizione mi sono anche divertita ad arricchire ogni vicenda di particolari che sulla carta rischiavo di perdere o di smarrire rispetto alla vastità di una storia che comunque dovevo condensare in poche pagine. Il percorso che mi ha portato a debuttare in teatro invece è stato molto differente. Anche in questo caso si è trattato di un’esperienza più che positiva. In scena mi accompagna una band, Kintsugi, autrice delle musiche originali dello spettacolo. Mi sono occupata personalmente della regia, delle luci, degli inserti audio e video a corredo del live. Attualmente durante le presentazioni del libro creo una sorta di light show acustico con il chitarrista Aldo Betto, che mi permette di muovermi più leggera, soprattutto da un punto di vista logistico. E poi ovviamente c’è in cantiere il format tv, ma in quest’ultimo caso gli step legati alla produzione si moltiplicano e quindi vediamo in futuro come si evolveranno le cose.

67Qual è la storia, tra quelle raccontate, che avresti voluto vivere?

Ho sempre qualche difficoltà a rispondere a questo genere di domanda perché, per quanto possa sembrare assurdo, soprattutto in fase di scrittura, mi sono identificata con ogni storia raccontata. La mia favola ideale è certamente rock, forse perché fin da bambina amavo addormentarmi sul racconto dell’omicidio Lennon. Un po’ strano lo so, ma mio padre si appassionò talmente alla vicenda… Ricordo addirittura che impersonava sia Lennon, che Chapman con la penna in mano prima e la pistola poi. È difficile scegliere una storia in particolare. Lou Reed e Laurie Anderson hanno avuto la fortuna di vivere l’amore dei cinquanta, un amore maturo e coraggioso, al di là dei colpi di testa giovanili. Impossibile anche non desiderare solo per un giorno la vita e gli amori rock di Kate Moss che nel libro affianco a Pete Doherty, ma ho avuto davvero l’imbarazzo della scelta. Non parliamo poi di cosa deve essere stato scorrazzare tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta a bordo di decappottabili lanciate in corsa dai Rolling Stones. O ritrovarsi nei camerini bollenti dei Led Zeppelin. Per farla breve, tutte continuiamo a volere la favola. Per alcune si tratta sempre del bel principe a cavallo di un bianco destriero, per altre di qualcuno con un discreto conto in banca che sale a rapirci dalla scala antincendio, per altre ancora è il rocker che alla fine del concerto ti aspetta con un biglietto di prima classe per la prossima tappa del tour. Anche se, nella maggior parte dei casi, tocca accontentarsi di un passaggio in furgone.

Dagli amori rock allo stile del pop: ci racconti il tuo ultimo libro?

Il mio ultimo scritto, edito per Arcana, si intitola Pop Style – La musica addosso. Si tratta di un viaggio per immagini e parole alla scoperta dell’evoluzione della musica a braccetto con le passerelle, fino all’avvento dello street style. Influenze intercambiabili e momenti di passaggio sostanziali. Gli stili e le mode che hanno fatto epoca, dalla strada ai magazine, passando per i palchi dei maggiori performer del nostro tempo. Così come accaduto per Rock In Love, che mi ha offerto la possibilità di osservare la storia del rock attraverso le passioni più celebri consumatesi sopra, a fianco e dietro il palco, ecco che con Pop Style il filtro è stato lo stile. Non sono un’esperta di moda però, lo dichiaro fin da subito anche nelle prime pagine del libro. Fino a qualche tempo fa non ero assolutamente in grado di distinguere un tacco a cuneo da quello a rocchetto, una borsa Birkin da una Jackie e non avevo la più pallida idea che la sigla LBD celasse quello che all’unanimità è considerato il santo graal dell’armadio di ogni donna: il tubino nero. Però ho sempre tenuto bene a mente i completi di David Bowie durante l’ultimo concerto di Ziggy Stardust, ho sempre saputo dove sono conservate le divise da marching band originali indossate dai Beatles per la copertina di Sgt. Pepper, sorrido quando rivedo Mick Jagger indossare oggi nei live dei Rolling Stones la stessa camicia bianca da paggio sfoggiata a Hyde Park nell’estate del 1969 e potrei fare un ritratto a penna del look di Morrissey al programma televisivo Top Of The Pops in occasione del lancio del singolo William, It Was Really Nothing. Nessuna pretesa di completezza per carità, ma quando è la passione a spingerci incontro alla materia di studio ecco che i fatti si presentano in fila per essere colti e raccontati. Noi siamo solo un tramite.

Laura Gramuglia prosegue il suo tour di presentazione dei suoi libri. Ecco le prossime date:

– Pop Style in ambito rassegna Dieci/Ottavi – 10 giugno, Prato

– Rock In Love, 26 giugno, libreria Ubik a Riccione

– Rock In Love al Lars Rock Festival, 10 luglio (Chiusi) Siena

– Rock In Love al Borgiallo Blues, 11 luglio, con Aldo Betto (Ciriè) Torino

– Pop Style al Jamboree Festival, 8 agosto, Senigallia

Contatti

https://twitter.com/lauragramuglia

https://www.facebook.com/rockinlove.fm

Virginia Veronesi: X Factor l’ha vinto lei

Virginia Veronesi_1bPuò oggi un artista avere successo grazie a X Factor senza però parteciparci? Sì che può! È quello che è successo a VIRGINIA VERONESI che, esplosa con la cover di Try (di Pink) nello spot di X Factor 8 (oltre 350.000 visualizzazioni su Youtube) è uscita da qualche settimana con il suo primo singolo inedito When I was you che ha già superato ampiamente le 150.000 visualizzazioni su youtube.

Guarda la videointervista (di Alfredo Verdicchio)

Guarda il video When I was you

 

Anthony Phillips: The Geese & The Ghost in versione 5.1 surround

Esoteric-Anthony-Phillips-DSC3418ANTHONY PHILLIPS  pubblica The Geese & The Ghost, il suo primo cd solista uscito nel 1977 dopo la fuoriuscita dai Genesis, in versione 5.1 Surround. Non si tratta quindi di una semplice ristampa ma dell’opportunità di riascoltare i pezzi del disco, che all’epoca fu molto apprezzato dal grande pubblico, con un suono più moderno e cristallino. Tutto questo in un cofanetto che include i brani di The Geese & The Ghost più un cd2 con bonus tracks e un interessante cd/dvd. Il talentuoso chitarrista britannico, che dei Genesis è stato mente musicale nonché membro originario, ha voluto includere in The Geese & The Ghost anche un singolo da sottolineare: l’inedito Only your Love con Phil Collins nelle vesti di vocalist.

Anthony, a chi è venuta l’idea di proporre l’album The Geese & The Ghost in versione 5.1 surround?

Principalmente è scaturito tutto dal mio recente contratto con l’etichetta Esoteric Cherry Red. Loro volevano dare al pubblico un motivo in più per acquistare il cd, pubblicarne una nuova versione e abbiamo fatto ancora di più proponendolo in 5.1 Surround. Questa è la novità principale. Abbiamo quindi realizzato anche un extra-repackaging per il cd e incluso il brano Only your Love featuring Phil Collins. Ma ripeto, è il sound 5.1 Surround la vera rivoluzione in The Geese & The Ghost.

GeeseÈ stato difficile realizzare questo disco?

Da un certo punto di vista è stato un duro lavoro. Ci sono dischi più facili da re-masterizzare in 5.1, molto dipende da come sono stati registrati originariamente ma The Geese & The Ghost ha fatto  sudare molto l’ingegnere del suono che comunque è riuscito a fare un ottimo lavoro. C’erano tante “informazioni” da editare, di sicuro è stato più complesso di quando, ad esempio, devi fare il remaster di un album strumentale.

Come hai scelto i brani da inserire nel cd2, quello delle bonus tracks?

Già il fatto di avere dei pezzi pubblicati con il suono 5.1 ha reso il cd in un certo senso nuovo. Abbiamo lavorato sui brani originali quindi sulle B Sides e in particolare su Only Your Love quella cantata da Phil Collins. Abbiamo subito intuito che il pubblico avrebbe voluto ascoltare quel pezzo e che l’avrebbe subito amato.

Pensi che The Geese & The Ghost 5.1 sia riuscito a ricreare l’atmosfera dell’album originale?

È difficile a dirsi ma spero di sì. Il nostro scopo era quello di riproporre determinati pezzi con un suono più chiaro, limpido, ma che non si discostasse troppo da quello dell’epoca. Il rischio del surround infatti è proprio questo: bisogna stare attenti a non creare un suono troppo chiaro, artificiale. Ma con The Geese & The Ghost pensiamo di aver fatto un ottimo lavoro.

In generale sei dell’opinione che la moderna tecnologia possa essere un utile elemento per fare della buona musica?

Sì e no, si tratta di guardare entrambi i lati della medaglia. Da una parte sì, perchè i mezzi oggi a disposizione permettono a chiunque di poter fare della musica anche senza avere tantissimo denaro a disposizione. Questo ha reso tutti liberi dalle imposizioni delle etichette discografiche. Loro dettavano legge dicendoti quello che dovevi e non dovevi fare e limitando così la tua libertà creativa. Se volevi fare un disco dovevi sempre accettare qualche specie di compromesso. Il lato negativo è che la tecnologia rende tutto troppo facile e anche scontato. Voglio dire, ci sono dei programmi dove puoi trovare centinaia di suoni, quindi creare qualcosa di originale, che non somigli a qualche altra cosa, non è facile. In questo modo il tuo apporto creativo spesso viene a mancare mentre io penso che non ci si possa fidare di samples messi lì da altri e che si debba rimboccarsi le maniche per comporre del materiale non copiato o sentito già in giro.

Poi c’è il discorso della musica on line, anche questa frutto della modernità...

Esatto e qui i mezzi moderni non hanno aiutato gli artisti, anzi. Proprio l’altro giorno leggevo un interessante articolo “di denuncia” da parte di Roger Waters dei Pink Floyd riguardo la musica on line e in particolare siti come Spotify. È una cosa pericolosa perché attraverso questi siti si abitua il pubblico ad avere la musica praticamente gratis. I musicisti vengono pagati pochissimo e sfruttati, e non è giusto.

Cosa ne pensi, invece, dell’uso dei moderni strumenti elettronici per incidere dischi?

Se parliamo di sintetizzatori, ad esempio, non ho proprio niente contro, anzi. Possono essere utilissimi. In America ci sono strumenti virtuali fantastici, con milioni di suoni. È chiaro, però, che non puoi lavorare soltanto con quelli. Io, ad esempio, continuo a comporre nel modo tradizionale, con chitarra e pianoforte. Credo che un buon mix tra tradizionale e moderno sia la scelta migliore.

Quali sono i tuoi futuri progetti?

Quest’anno sarò impegnato principalmente nelle re-releases, infatti il prossimo passo sarà ripubblicare Private Parts & Pieces IV con un extra cd ed anche con un artwork migliore dell’originale. Nello stesso tempo continuerò a lavorare sulla library, a comporre musica per la televisione e poi a supervisionare il mio repertorio. C’è quindi la richiesta da parte della casa discografica affinché io realizzi un disco di canzoni inedite, qualcosa tipo Sides del ’79. È una vecchia storia, lo so, ma per qualche motivo non sembra ci sia mai abbastanza tempo per poterci lavorare sopra ed io non posso permettermi di trascurare altri impegni presi in precedenza. Prima o poi  di certo mi metterò a lavorare su questo progetto, ma comunque non per ora.