Jovanotti: Oh, vita!, il nuovo album

foto di Michele Lugaresi

Questo disco cambia la mia prospettiva della musica. È mio come lo sono stati tutti i miei dischi, ma in maniera ancora più radicale del solito, perché Rick Rubin è interessato solo alla verità e mi ha tolto di mezzo la smania di piacere, lasciando solo il bisogno di esprimermi che è l’istinto più forte che ho. È la prima volta che non “faccio Lorenzo”, lo sono davvero. Così Jovanotti sul suo nuovo album OH, Vita!, il suo 14esimo album di inediti, uscito venerdì 1 dicembre. Un disco che già dalla title track, singolo che ne ha anticipato l’uscita, esplicita in maniera netta il lavoro svolto dal produttore, Rick Rubin.  “Non ho mai dato a nessun altro brano dell’album  spiega ancora Lorenzo – la possibilità di essere il primo singolo. Oh, vita! è la mia vita, la mia storia perché in qualche modo sento che si ricomincia da qui”.

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IL TOUR

Il 12 febbraio partirà da Milano Lorenzo Live 2018, prodotto e organizzato da Trident Music. Dopo il successo di Lorenzo negli stadi 2015 e del successivo Lorenzo nei Palasport, Jovanotti tornerà da febbraio a giugno 2018 con decine di appuntamenti nei Palazzi dello Sport e suonerà con la sua band fermandosi nelle città per lunghi periodi. “Questa volta vogliamo suonare fino a non poterne più. In Italia abbiamo scelto dieci città e ci staremo fino a prendere la residenza”. Un nuovo tour che già al suo annuncio ha messo a segno un piccolo record. Sono, infatti, dieci per la prima volta in assoluto le date annunciate al Forum di Milano.

foto di Michele Lugaresi

Otto le serate attualmente previste a Roma (dal 19 aprile), otto a Firenze (dal 10 marzo). Il tour si completa con due tappe a Rimini (3 e 4 marzo), quattro a Torino (dal 3 aprile), due a Bologna (13 e 14 aprile), due ad Acireale (8 e 9 maggio), e sei serate in uno speciale allestimento estivo all’Arena di Verona (dal 15 maggio). Lo show proseguirà poi il suo viaggio a Eboli (il 25 e 26 maggio), poi ad Ancona (1 e 2 giugno) per poi spingersi verso qualche appuntamento in Europa: Stoccarda (16 giugno), Vienna (19 giugno), Zurigo (21 giugno), Bruxelles (23 giugno), per chiudere a Lugano il 30 giugno prossimo.

“Vi faremo ballare, cantare, godere, emozionare, stancare, ridere, piangere, ricaricare, celebrare, vivere. Stiamo provando un sacco di pezzi, suoneremo fino alla fine del mondo, partendo dall’ombelico”.

Rockin’1000: the biggest rock band on earth

I sogni ogni tanto si realizzano, altrimenti non avrebbe nemmeno più senso sognare. Quello che un paio d’anni fa hanno realizzato un gruppo di ragazzi di Cesena ha fatto felici non solo loro, ma tutti gli appassionati di musica. In breve: i Foo Fighters sono in giro con il loro tour mondiale, il Sonic Highways World Tour, e hanno appena suonato nella Corea del Sud. Poi si sposteranno negli Stati Uniti e, a Novembre, arriveranno in Europa. Ma non a Cesena, che forse nemmeno sanno che esiste. E invece non solo esiste, ma ha un cuore rock’n’roll capace di vibrare così forte da coinvolgere più di 1000 musicisti che il 26 luglio 2015 nel Parco Ippodromo di Cesena  suonano all’unisono il brano Learn To Fly dei Foo Fighters, omaggio alla loro band preferita per convincerli ad aggiungere Cesena alle tappe del loro tour. Più che un sogno, effettivamente, un’utopia…

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Evidentemente anche le utopie, ogni tanto, smettono di essere tali e si concretizzano… Il video della performance (che, ad oggi, ha ottenuto oltre 34 milioni di visualizzazioni), arriva ai Foo Figheters che incredibilmente rispondono, aggiungendo a sorpresa al loro tour la data del 3 novembre al Carisport di Cesena. “Siete stati folli e avete fatto una cosa rivoluzionaria – dice Dave Grohl durante quel concerto. “Penso sia la prima volta che accade a una band di essere chiamata in questo modo dai fan. E allora vi dico una cosa: fatelo con tutti, con gli U2, con i Rolling Stones: e se vi rispondono di no, mandateli a quel paese“.

Quasi un anno dopo, il 24 luglio 2016, nello Stadio di Cesena davanti a 14.000 spettatori si svolge That’s Live: un vero e proprio concerto, primo ed unico nel suo genere con oltre 1000 musicisti che compongono la più grande rock band al mondo, Rockin’1000, appunto. Questa volta non c’è nessuna rock band da convincere a venire a suonare, ma semplicemente la voglia e il piacere di ritrovarsi e di stare insieme.  In quell’occasione la band esegue un repertorio che ripercorre la storia del rock con brani che vanno da Come Together dei Beatles a Gold on the Ceiling dei The Black Keys, da Rebel Rebel di David Bowie a Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, e naturalmente Learn To Fly dei Foo Fighters.

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Quel mega-concerto di luglio ora è diventato un album: That’s Live – The Biggest Rock Band on Earth live in Cesena 2016, in uscita domani, venerdì 27 gennaio in versione digitale, cd, vinile, con 17 brani iconici di classic rock. “In questo album si respira la magia che ha fatto tremare il prato quel giorno a Cesena», ha spiegato Fabio Zaffagnini, ideatore di Rockin’1000, “un progetto folle, nato per gioco, che oggi ci ha portato a realizzare qualcosa di unico. Ascoltare 1000 musicisti è già di per sé un’esperienza incredibile, ma assistere ad un loro concerto con la partecipazione del pubblico, così caloroso ed empatico è stato qualcosa di pazzesco, difficile da descrivere, ha superato ogni nostra aspettativa. Il disco permette di entrare dentro quella magia e capire cosa possono scatenare 1000 musicisti».

Tracklist diThat’s Live – The Biggest Rock Band on Earth live in Cesena 2016”:

1 – Bitter Sweet Symphony – The Verve, 2 – Come Together – The Beatles, 3 – Gold On The Ceiling – The Black Keys, 4 – Born To Be Wild – Steppenwolf, 5 – Jumpin’ Jack Flash – The Rolling Stones,   6 – It’s A Long Way To The Top – AC/DC, 7 – C’Mon Everybody – Eddie Cochran, 8 – Seven Nation Army – The White Stripes, 9 – BlitzKrieg Bop – Ramones, 10 – Smells Like Teen Spirit – Nirvana, 11 – Rebel Rebel – David Bowie, 12 – Police On My Back – The Clash, 13 – People Have The Power – Patti Smith, 14 – Rockin’ In The Free World – Neil Young, 15 – Song 2 – Blur, 16 – Medley – Jimi Hendrix e Led Zeppelin – 17 – Learn To Fly – Foo Fighters

INFO ROCKIN’1000

Rockin’1000 è un progetto nato da una idea di Fabio Zaffagnini, General Manager Rockin’1000, realizzato con Anita Rivaroli (Responsabile Produzioni Audiovisive); Claudia Spadoni (Produttore Esecutivo); Martina Pieri (Communication Manager); “Cisko” (Responsabile Sound Division); Marta Guidarelli (Responsabile Commerciale e Ambassador) e Mariagrazia Canu (Pubbliche Relazioni e Ufficio Stampa).

Vasco Rossi: la carica dei 300 mila!

La copertina del primo 45 giri di Vasco, Jenny/Silvia, uscito nel maggio del 1977

L’evento è di quelli da segnare in agenda. È di quelli che non è esagerato definire “storici”: i 40 anni di Fronte del Palco di Vasco celebrati in un unico grande concerto il primo luglio a Modena. Un concerto per il quale c’è già fibrillazione non solo per la sua eccezionalità ma perché si avvia ad entrare nella storia dei concerti anche per un altro motivo, ben più prosaico e che riguarda tutti i gli amanti del live in genere: la vendita dei biglietti. Dopo aver rotto con Live Nation a seguito dello scandalo relativo al secondary ticketing, con biglietti rivenduti a prezzi esorbitanti,  Vasco ha scelto di affidarsi a Vivaticket.

Il suo staff ha realizzato un ambizioso progetto la cui mission finale è quella di impedire per il futuro il ripetersi di questi episodi. Progetto che è stato presentato alla stampa proprio ieri, Martedì 17 gennaio, in una conferenza stampa dove è stata presentata anche ufficialmente la locandina di Modena… Modena Park  (cosi si chiamerà il concerto dei 40 anni sul palco del più grande rocker nazionale).

Punto forte di questo progetto che, nelle speranze degli ideatori, dovrebbe fare da battistrada per il futuro è, anzitutto, la  tracciabilità del biglietto in ogni momento, la restrizione dei biglietti che sarà possibile acquistare, massimo sei, e infine il fatto che ogni biglietto avrà il nome dell’acquirente. In pratica è stato elaborato una sorta di protocollo anti secondary ticketing trasparente e molto rigoroso. Per raggiungere ancora meglio l’obiettivo, questo protocollo è stato fatto in partnership ufficiale con la SIAE ed anche questo è un fatto storico perché è la prima volta che accade.

Protocollo anti secondary ticket, punti salienti

  • I biglietti saranno venduti esclusivamente attraverso il circuito Vivaticket, piattaforma di vendita della Best Union azienda bolognese resente non solo in Italia ma anche a Parigi, Londra, Orlado, Dubai, singapore, Pechino e Brisbane.
  • L’intero contingente die biglietti in vendita sarà gestito in esclusiva dai canali ufficiali di Vivaticket
  • Gli iscritti al Fan Club ufficiale avranno un canale di vendita dedicato sul sito : viva ticket.vascomodena.it a partire dal 24 gennaio alle ore 10 fino al giorno 26 alle ore 10
  • La vendita al pubblico partirà dal giorno 27 gennaio alle ore 10
  • Ogni acquirente potrà effettuare al massimo 2 transazioni di acquisto, ciascuna composta da un massimo di 6 biglietti
  • Al fine di velocizzare le attività di vendita gli utenti potranno registrarsi anticipatamente su viva ticket.vascomodena.it a partire dalle ore 10 del 20 gennaio
  • Per garantire la massima trasparenza nella vendita dei biglietti, Vivaticket sarà affiancata da SIAE nel monitorare le transazioni degli acquisti dei biglietti sul circuito viva ticket e presso ogni punto vendita. Inoltre è stato già attivato un accordo con le principali Associazioni dei Consumatori per una trasparenza assoluta a tutela dei fan di Vasco.
  • “Ovviamente abbiamo i piedi per terra” – ha detto in conferenza stampa Floriano Fini, amico di Vasco e storico manager della VR Giamaica Management,” –  non andiamo in giro dicendo che abbiamo sconfitto il fenomeno del secondary ticketing. Sappiamo che tale fenomeno continuerà ad esistere però  questo progetto è proprio per combattere questo fenomeno, arginarlo prima che dilaghi in modo irreparabile. I biglietti saranno “rintracciabili” economicamente e inoltre ci sarà anche un risparmio effettivo di circa il 5% sul loro . Per concludere, d’ora in poi se qualcuno farà compravendita dei nostri biglietti sui siti illegali saranno solo speculazioni tra privati”

I biglietti saranno messi in vendita a lotti che saranno così distribuiti 1°) 30.000 biglietti  2°) 30.000  3°) 140.000. I primi ovviamente saranno destinati ai fan club poi a seguire tutti gli altri. Per quanto riguarda il know how del concerto Floriano Fini ha detto che è tutto “work in progress”: “Lo spazio del Parco Ferrari di Modena a disposizione per il concerto è enorme, tanto che potrebbe ospitare ben oltre i 350.000 spettatori, ma dovremo valutare varie logistiche e sopratutto la frubilità del concerto da parte degli spettatori a cominciare dall’area parcheggio e tutto il resto“.

Alfredo Verdicchio

 

 

THEGIORNALISTI: un concerto per gli amici

foto Margherita Pane

foto Margherita Pane

di Andrea Crisanti

L’altra sera, quando sono entrato all’Atlantico di Roma per il concerto dei THEGIORNALISTI era la prima volta che li ascoltavo dal vivo. Li seguo da tempo e per il tipo di musica che hanno prodotto finora mi ero già fatto un’idea di cosa potesse aspettarmi. Pensavo di assistere a un concerto rock, con lunghi assoli di chitarra e qualche corsa sul palco e invece Tommaso Paradiso sceglie tutta un’altra strada: non si sente a suo agio nei panni del rocker. Ecco allora spiegata quell’entrata sul palco anticipata per salutare il gruppo che apriva il suo concerto (“mi sono bruciato l’entrata” ha detto avvicinandosi al microfono,) o quella poltrona sul palco da cui ha

foto Margherita Pane

foto Margherita Pane

cantato per intero Sbagliare a vivere; oppure quando, sulle note di Promiscuità, è stata invitata una ragazza a patto che abbracciasse Tommaso mentre la cantava. Un concerto per amici (tanti, tantissimi a giudicare dai sold out fatti), è questa l’impressione che ho avuto fin da subito. Un modo di avvicinare i fan che affollano le date di questo gruppo, per dare un corpo a quel legame che già la band prova a instaurare sui social. Se c’è una critica che si può fare a questo concerto è per il numero delle canzoni cantate: poche. Ne abbiamo contate una quindicina e con rammarico quasi nessuna del primo e del secondo album. Sicuramente ci saranno altri concerti, sicuramente ci saranno più canzoni.

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foto Margherita Pane

foto Margherita Pane

INFO

TOMMASO PARADISO sarà ospite di Luca Carboni oggi, lunedì 12 dicembre, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Tommaso ha scritto infatti la hit Luca Lo Stesso, insieme a Luca Carboni e Dario Faini.

 

Thegiornalisti: sbagliare a vivere ci piace un sacco

completamente-sold-out_cover_bA Bologna e Milano hanno già suonato e le date sono state sold out. A Roma devono suonare la settimana prossima, il 26 novembre, e anche qui non si accettano ritardatari. Torino e Perugia seguiranno certamente a ruota. Loro sono i Thegiornalisti e sono una band romana giunta al quarto disco, intitolato come le prime due tracce: Completamente Sold Out. Chi li conosce sa che non sempre i Thegiornalisti hanno prodotto il genere di musica proposto in questo cd e non si possono non ricordare tracce essenziali per la storia di questo maledetto indie italiano come Autostrade umane, o ancora prima E che ci vuoi fare in cui si sente uno stile crepuscolare nelle parole e nelle musiche che a volte tendono quasi ad un blues da bassi americani.

Invece oggi i Thegiornalisti si presentano con un disco totalmente pop radiofonico e fortemente mainstream. E il risultato è ottimo. Alcune tracce come Sbagliare a vivere o L’ultimo grido della notte sembrano scritte dal miglior Vasco degli anni ’80 e se il mio orecchio non è malandato, in Sbagliare a vivere c’è una citazione del cantante di Zocca in quel riff di fiati preso da Giocala. Una bella cosa. Perché il legame tra questi due cantanti si sente e Tommaso Paradiso raccoglie l’eredità del rocker emiliano e cerca di rielaborarla a modo suo. Se non siamo ai livelli di Sally, Anima fragile o Gabri per musicalità e testo, ci siamo certo vicini per intensità e sentimento. Le canzoni di Completamente sold out sono fatte di storie, di nomi e cognomi, di notti insonni non sempre serene. Siamo lontani dai brani come Bere del disco di esordio Vecchio e siamo invece entrati in una dimensione che si prepara ad essere adulta, consapevole, in cui ci ritroviamo “tra la vita e la morte, tra la strada e le stelle”. E allora siamo felici che nelle radio passino questi ragazzi e ci salvino dai bambini laccati delle major americane.

di Andrea Crisanti

LE DATE DEL TOUR

5 novembre all’Estragon Club di BOLOGNA;

11 novembre al New Age Club di RONCADE (TV);

17 novembre all’Alcatraz di MILANO;

19 novembre all’Auditorium Flog di FIRENZE;

25 novembre al Duel Beat di POZZUOLI (NA);

26 novembre all’Atlantico di ROMA;

2 dicembre all’Hiroshima Mon Amour di TORINO;

3 dicembre all’Urban di PERUGIA.

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Calcutta: perché ci piace…

CalcuttaHanno scritto in tanti di questo ragazzo, Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, e in tanti hanno sottolineato le sue limitate qualità sonore e probabilmente anche musicali. Possiamo forse essere d’accordo con questa visione ma è evidente che queste due dimensioni passino in secondo piano con un personaggio simile. I motivi sono molteplici e proveremo a sviscerarne qualcuno senza la pretesa di riuscirci perché sarebbe stupido improvvisarsi in letture che forse non interesseranno neanche i posteri feticisti dell’indie italiano. Ecco allora la necessità di interpretare il repertorio del cantante di Latina in una prospettiva che riguardi solo il presentissimo tempo un po’ squallido che stiamo vivendo: l’incapacità della generazione di cui fa parte lo stesso Calcutta di esporre un pensiero che non sia “che cosa mi manchi a fare”. Personalmente mi sono fatto un paio di domande e marzullianamente ho cercato anche di darmi delle risposte (autonomo, indipendente): a chi piace  Calcutta? Ma soprattutto perché ci piace così tanto?

Et voilà, Calcutta piace a tutti quelli che per anni hanno dovuto dire che Cremonini era incapace a cantare solo perché era troppo mainstream per chi cerca di imperniare una vita sulla complessità del modello incompreso che ormai, fatevelo dire, è trito e ritrito. Quindi il suo pubblico è quello che fino ad oggi è campato con i capolavori di Fabrizio de André (e speriamo continui a farlo), che mi fa dubitare della sua reale capacità di assimilare dei testi simili e che con smorfie di dubbio gusto giudicava i cantanti normalmente famosi perché Faber è Faber. E grazie, ma che c’entra? Ecco allora un cantante indipendente, senza pretese di cantautorato impegnato (credo… spero) che non sia ostinatamente drogato e di cui riusciamo a cantare i pezzi in spiaggia senza cercare le bottiglie di vodka per chiuderci in  un angolo solitario. Un sogno avverato. Calcutta ha quindi semplicemente detto ciò a cui noi tutti pensiamo sempre, con degli accordi un po’ monotoni questo sì, ma estremamente orecchiabili.

Allora, Compagni, smettiamola di cercare di dire qualcosa di sinistra se ne siamo incapaci. Se il nostro super io ci blocca continuamente quando in macchina vogliamo cantare che abbiamo “fatto una svastica in centro a Bologna ma era solo per litigare” forse non è arrivato il tempo di smetterla di andare in analisi e di alzare il volume? Appena è uscito Calcutta ce ne siamo appropriati, ci serviva un cantante che ci liberasse da tutte le nostre costrizioni intinte di intellettualismo becero. Iniziare a capire che Calcutta non sarebbe mai esistito se non fossimo perennemente in imbarazzo di fronte alle cose più futili della vita. Pensare che tornare “a casa e non sapere di chi” è una dimensione che appartiene a chi non ha avuto il coraggio di opporsi con convinzione a questa precarietà che pesa. O forse nella consapevolezza della precarietà, non abbiamo reagito perché protetti da un ambiente complice e tutto sommato non così disagiato. Incapaci di pensare col nostro cervello, di esporre un concetto che non sia deprimente, abbiamo per troppo tempo appoggiato le nostre radici sull’invettiva contro l’altro. Calcutta rappresenta la liberazione del radical medio e rappresenterà il suo declino non appena questo fenomeno finirà. Qualcosa di molto piccolo, ma che sembra troppo grande. Calcutta è tutto questo, e probabilmente, spero, a sua insaputa. 

                                                                                                                                                                             di Andrea Crisanti

Gianluca Grignani: l’uomo di cristallo

covergrignaniCiao ragazzi, ho bisogno di staccare un po’ con il mondo, l’avrete capito… Ora ho bisogno di tornare più forte di prima. Adesso parlerà solo la mia musica, la mia “strada in mezzo al cielo”: ho annullato gli impegni per un determinato periodo, non ci saranno apparizioni, a parte i due eventi rock 2.0 a dicembre di Milano e Roma, e dei live acustici che farò durante l’estate e che saranno annunciati qui sul mio profilo… ma io leggo tutto quello che mi scrivete e solo per voi io ci sto. Sempre. Con affetto. G.”
Con questo post messo su Facebook Gianluca Grignani ha voluto mettere fine alla solita sequela di gossip, voci e falsi moralismi su di lui. Un post che ha tranquillizzato e ridato speranza alle sue migliaia di fans e nel quale c’è la sua volontà di combattere, di uscirne fuori “più forte di prima”. L’artista, lo ricordiamo, ventiquattro ore dopo la  conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo album Una strada in mezzo al cielo, è stato ricoverato in ospedale in stato di choc dovuto allo stress causato dal lancio del suo album. Ospedale dal quale poi è stato rapidamente dimesso. Un episodio che, come al solito, aveva scatenato i media finendo per far passare in secondo piano il suo disco, tra l’altro molto pregevole, per soffermarsi sul personaggio Grignani, sui suoi eccessi. Immagine troppo facilmente e troppo spregiudicatamente cucita addosso ad un artista che è semplicemente e maledettamente fragile. Quella fragilità che a volte accompagna i talenti puri ma che ne costituisce al contempo la condanna più grande. E alla fine la musica che è la cosa che conta davvero ha avuto la meglio:  Una strada in mezzo al cielo staziona tranquillo, dati FIMI alla mano, al sesto posto nella classifica nazionale. Un album nel quale l’artista oltre ad inserire l’inedito che dà il titolo all’album stesso, ha voluto  rimescolare le carte unendo in una sorta di Greatest Hits i brani di Destinazione Paradiso e La Fabbrica di plastica. Due lavori molto diversi tra loro, ma è stato lui a spiegarci il motivo di questa accoppiata quando ci siamo incontrati per la presentazione dell’album stesso.
È un accostamento a cui pensavo da tanto tempo. La scusa di quest’album è data dai vent’anni più o meno di Destinazione Paradiso, ma in realtà sentivo il bisogno di mettere un punto fermo sulla mia carriera. Un qualcosa da cui ripartire. E accostare Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica mi è sembrata un’operazione necessaria“.
Ricordiamo che, all’epoca, dopo Destinazione Paradiso quando uscì La Fabbrica di Plastica ci fu un effetto spiazzante. Per tutti, discografici, giornalisti…
Destinazione Paradiso ebbe un successo pazzesco. Arrivò quasi a tre milioni di copie vendute in tutto il mondo.  E per la mia casa discografica, che aveva già immaginato il mio cammino, avrei dovuto continuare con quella musica, con quell’immagine lì per intenderci . Mi sentivo in gabbia. soffrivo, volevo tirar fuori tutto e così  feci La Fabbrica di plastica che spiazzò tutti quanti. Fui testardo,  perché credevo in quell’album… non me ne fregava nulla di vendere tante o poche copie. Era la mia musica, la mia libertà. E poi La Fabbrica di plastica piacque a molti addetti ai lavori. Ricordo ancora quando, era quasi notte, mi arrivò una telefonata a sorpresa di Vasco Rossi per farmi i complimenti…
Eppure avresti potuto vivere comodamente di rendita per un bel po’ cavalcando il mainstream di Destinazione Paradiso. Dì la verità c’è stato un momento in cui ti sei pentito, anche se per un attimo?
No, cioè sì… non so, era un periodo assurdo. Come ti ripeto, tutti volevano che continuassi su quella strada mentre io ogni giorno che passava mi convincevo che dovevo liberarmi. Avevo  tutti contro. Sapevo, certo, che avrei potuto avere una bella strada dritta davanti a me… Forse sì, qualche volta mi sono pentito (ma solo un attimo eh?.. ride n.d.r.) però alla fine è andata meglio così…
L’album presenta nuovi arrangiamenti e soprattutto una serie di duetti molto particolari e interessanti. Ci racconti come è andata?
È stato impegnativo ed è stato bello duettare con questi artisti, che poi sono amici,  persone che stimo molto musicalmente. Ho cantato Destinazione Paradiso con Elisa (che tra l’altro è un mostro di tecnica) ed è stato bello che proprio lei abbia cantato con me una canzone così importante. Annalisa invece ha già un presente importante e un futuro radioso ed è stato un onore che abbia cantato la mia canzone più famosa nel mondo: Destinazione Paradiso. Con Carmen Consoli abbiamo cantato L’allucinazione e si è creato tra me e lei un feeling molto profondo. Poi Ligabue con cui ho cantato La Fabbrica di Plastica. Il Liga ha dimostrato che si può fare del rock in Italia. Ha scelto di cantare la strofa che, di questa canzone, sentiva più sua, ed è stato davvero bello. Con Luca Carboni abbiamo cantato insieme Falco a metà. Non lo conoscevo di persona, lo conoscevo solo attraverso le sue canzoni  che spesso cantavo perché si avvicinano al mio timbro vocale. Ed è stato una scoperta molto piacevole per me. Con Max Pezzali abbiamo cantato Primo treno su Marte. Max è un amico che conosce i luoghi dove abito essendoci cresciuto. E ci intendiamo a meraviglia. Poi Federico Zampaglione dei Tiromancino per Galassia di melassa. Mi piacciono molto la sua musica e la sua attività cantautorale. Infine con Briga abbiamo cantato Rock Star. Ecco lui per me è proprio come un fratello minore, non posso non volergli bene. Infine Fabrizio Moro per + famoso di Gesù. Fabrizio è un cantautore di spessore che con la sua voce così particolare ha dato alla canzone una marcia in più.

Dal canto loro, Elisa si dice “felice e onorata che Gianluca mi abbia chiesto di cantare con lui un capolavoro come Destinazione Paradiso. Gianluca è un vero rocker e con canzoni come questa ha segnato la storia”. “Parecchi anni fa Gianluca ha pubblicato il suo primo album e ha fatto un botto pauroso”, racconta invece Ligabue a proposito della sua collaborazione, “dopodiché è uscito il suo secondo lavoro, un album totalmente differente dal primo in cui ha cercato di ribellarsi a un’idea che rischiava di essere un po’ preconcetta, fatta da qualcun altro, su chi poteva essere lui. È un argomento che, a modo mio, nel mio piccolo, conosco. Avevo letto come molto vera questa sorta di ribellione che gli ha fatto produrre un disco totalmente diverso dal primo, con dei suoni molto belli ma anche con un atteggiamento quasi estremo di sfida. Resta il fatto che c’era una sincerità quasi disarmante in quel disco, allora feci sapere che mi era piaciuto e se ne sono ricordati adesso, in questo periodo in cui Grignani ha deciso di ripubblicare in un’altra veste alcune sue canzoni. Mi hanno chiesto di cantare una parte del brano La fabbrica di plastica, ho accettato e ho interpretato una piccola parte, è un bel pezzo e sicuramente a Grignani all’epoca è costato un po’ in termini di popolarità ma gli ha anche permesso di avere la libertà che gli serviva per poter essere e dire quello che voleva”. Per Annalisa è stato davvero un piacere che Gianluca abbia pensato di propormi una delle sue canzone più belle, La mia storia tra le dita. È’ stato poi sorprendente scoprire la sua personale visione artistica, anche in termini di produzione, con la quale ha deciso di usare la mia voce in un modo tutto suo“. Briga aveva sette anni “quando uscì La Fabbrica di Plastica e camminavo su e giù per il salone di casa mia cantando le canzoni di quell’album. Ricordo perfettamente di aver comprato insieme ai miei genitori sia cassetta che CD. Dopo 20 anni ricevi una chiamata al telefono da Gianluca che ti chiede di cantare una di quelle canzoni con lui. La vita è parecchio strana“. Per Luca Carboni “è stato davvero un grande piacere e un grande onore cantare Falco a metà insieme a Gianluca. Una Canzone bellissima, che amo molto, di un grande cantautore italiano!”. Per Max PezzaliGianluca è uno dei cantautori di maggior talento di sempre. Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica sono due pietre miliari del pop e del rock del nostro Paese: il privilegio di cantare insieme a Gianluca in Come Fai è un onore prima come fruitore di musica che come artista”. Federico Zampaglione lo definisce “un’anima libera e, allo stesso tempo, selvaggia nel nostro panorama musicale. Scrive canzoni pop ma ha il cuore e la testa di un rocker“.

L’album, come ricordavamo, sta andando bene e alla fine, il Grigna, cosi lo chiamano i suoi fans, è tornato come avrebbe voluto fare e come ha dichiarato nel post su FB: con la sua musica, che va oltre le chiacchiere e oltre la morbosità. Adesso la speranza è che questo talento fragile come un cristallo torni ad esprimersi ai livelli che gli competono. Ne ha bisogno lui e ne ha bisogno anche il rock italiano.

 Alfredo Verdicchio

Zucchero: con Black Cat sono tornato al passato per andare verso il futuro

COVER_BLACK CAT_ZUCCHERO_bLo so, leggendo Black Cat, la maggior parte delle persone pensa al classico gatto nero,  quello che ti attraversa la strada e che per i più superstiziosi diventa un problema, ma quando ho scelto questo titolo non ho pensato a questo. Mi sono ispirato agli afroamericani per i quali il gatto nero, al contrario che da noi, è sempre indice di buon augurio.È anche un modo di dire per loro, tanto che si salutano dicendo “Hey cat, how are u?”È un saluto amichevole, confidenziale. Io ci ho aggiunto semplicemente il black, il nero…» Così esordisce Zucchero raccontando il suo nuovo album Black Cat, un album che definisce nero e ruvido. E continua “Non potevo non chiamarlo Black Cat capite? Il black indica la musica e tutti sanno che la black music mi  affascina da sempre ed è continuamente per me fonte di ispirazione e poi cat, gatto, perché questo disco come il gatto, è un po’ anarchico, selvatico. Il gatto è l’animale domestico che è rimasto più selvatico di tutti, non è come il cane. Il gatto si fa i cazzi suoi, entra esce, e viene da te quando vuole lui. È, semplicemente, libero. Infine le due parole Black e Cat hanno un suono insieme che mi è piaciuto sin da subito le vedo proprio in sintonia con l’album stesso.”

Ma che album è questo nuovo lavoro di Zucchero che arriva a sei anni di distanza da Chocabeck il suo ultimo album? È un album che  ci ha restituito forse l’anima originaria dell’artista, ricordandoci le sue radici, la sua forza, il suo istinto.
Nero e libero. E proprio il concetto di libertà è stato determinante per l’artista emiliano.
In questi sei anni ovviamente non sono stato con le mani in mano, tour progetti vari, e poi, ma per puro godimento personale, c’è stata l’avventura con la Session Cubana che mi ha dato tanto divertimento e soddisfazione.Quando ho cominciato a lavorare a questo album ho sentito un’esigenza: quella di essere libero, di voler essere più libero. Chi fa il mio mestiere spera sempre che il suo lavoro, le sue canzoni, il suo album, possano essere un successo, che possa arrivare il primo posto in classifica. E questo è innegabile. E datemi retta, quelli che dicono che non gliene frega niente delle vendite, delle classifiche, dicono delle gare balle altroché! .. Ad una certo punto ho pensato, ho cercato di ricordare, di com’ero quando ho fatto Oro Incenso & Birra,  com’era lo Zucchero di allora… E mi sono ricordato che, quando feci quell’album, in quel periodo,  ero carico a mille, venivo da una serie infinita di concerti con la band in giro per locali a suonare dovunque. Eravamo, diciamo, più ruspanti, genuini. Ero cosi carico che tutto sgorgava facile, quasi spontaneamente. Magari mi alzavo la mattina e che so,  dicevo “Ho bisogno d’amore per Dio, perché sennò sto male!” ed ecco che c’era la canzone. E allora non me ne fregava niente delle radio, o quanto l’album potesse incontrare i favori del pubblico e tantomeno delle classifiche. Anche alle 4 di mattina se avevo un’idea, una frase in testa, andavo in studio e buttavo giù una canzone, quello che mi veniva di pancia , istintivo, pensato poco. Un pianoforte una chitarra e via… Con Black Cat son voluto tornare a quel mood, ho cercato riscrivere musica fregandomene di quello che si sente in giro, perché la tentazione ce l’hai sempre, ho resistito mi sono mosso in modo più anarchico, indipendente. Alla fine ho scritto una quarantina di canzoni che poi ho scremato e ne ho scelte 12…”
 Da cosa è nata l’esigenza di tornare a scrivere canzoni, a fare un album?
È stato tutto molto naturale ma la spinta propulsiva me l’ha data il tour di 38 date fatto negli Stati Uniti del Sud. Ho fatto diversi concerti negli States e talvolta avevo toccato ma quasi di sfuggita la parte meridionale degli States invece in questo tour ho fatto una vera e propria full immersione. Ho suonato in città mitiche come Nashville, Lafayette, New Orleans. E mi sono come impregnato fino all’osso di blues. Ecco, terminato il tour, ho sentito questa esigenza: tornare a quel suono, a quell’atmosfera, a quelle sonorità. Volevo che in questo lavoro si respirasse un po’ l’atmosfera, per capirci, di Django Unchained, o 12 Anni schiavo…»
In questo album ti sei avvalso dell’opera di ben tre grandi produttori americani come Don Was, Brendan O’Brien, e T Bone Burnett…
Sì, l’ho fatto per arrivare ad avere quel suono. E forse è stato l’aspetto più complicato del tutto. Mi sono dovuto sbattere, volare continuamente tra Nashville, Los Angeles, New Orleans, Memphis. Dovevo cercare poi anche i musicisti giusti e sopratutto avere un suono che alla fine fosse omogeneo perché ogni produttore ha la sua cifra stilistica.
Il singolo che ha anticipato l’album, Partigiano Reggiano, sta andando fortissimo. Non hai temuto che qualcuno potesse sfruttarla politicamente?
Sinceramente quando ho scritto questa canzone non ho pensato a schieramenti più o meno politici ecc. Il brano è, anzitutto, un gioco di parole che mi piaceva molto. Poi io sono cresciuto in una terra che è stata terra d’elezione per i partigiani e il ricordo che ho da bambino è un ricordo di racconti della mia nonna e della mia gente. Mio zio prigioniero in Germania, mio padre sotto il fascismo. Il  partigiano, la figura del partigiano è per me la figura di un uomo buono, coraggioso, che lascia la sua casa per combattere contro la dittatura, contro l’oppressione, combattere per la libertà. E queste sono le mie radici. Poi certo lo so che i partigiani sono anche accusati e magari qualcuno di loro ha anche fatto cose esecrabili ma ricordo anche che quegli anni erano violentissimi, viverci non erano bruscolini, non era un film, era verità cruda violenta dura come solo la guerra è… facile parlare oggi.

GUARDA IL VIDEO DI PARTIGIANO REGGIANO

In Partigiano Reggiano c’è un termine, slempito, che ha incuriosito molto i tuoi fan e anche la stampa…
Ah sì slempìto (ride..) è un termine che usava un mio amico e sostanzialmente potrebbe significare diamoci una mossa, forza.. Diamoci uno slempito! In fondo Partigiano Reggiano vuole essere un invito anche ai giovani, a essere meno passivi, a combattere per qualcosa in cui credere o qualcosa che non va, come fecero i partigiani. Insomma mi piacerebbe che potesse accendere qualche scintilla di reazione. Sarebbe bello crescere tanti piccoli nuovi partigiani, non violenti certo, che lottano contro un’ingiustizia…
Il tuo album contiene anche delle collaborazioni molto prestigiose come quelle con Elvis Costello e Mark Knopler, 
Con Elvis Costello avevo già collaborato in passato e ormai mi sembra di rivedere un vecchio amico, mi trovo benissimo con lui. Con Mark volevo proprio il suono della sua chitarra nel brano Ci si arrende
E poi c’è la presenza di Bono con il brano Street of Surrender scritto dopo la strage al Bataclan a Parigi..                 Quella canzone è uscita fuori un po’ per volta. Tutto parte da quando andai a salutare Bono a un concerto a Torino. Andai nel camerino, ci abbracciammo e lui mi disse: “bene bene, cosi stasera sali sul palco e canterai I still haven’t found what I’m looking for con noi”. Io gli dissi che non me la sentivo, che non sapevo le parole e che poi così non mi sarei visto neanche il concerto… La sua risposta fu che di concerti ne avevo visti e ne avrei visto tanti. Insomma non volle sentire ragioni. Così salii sul palco solo che loro ad un certo punto della canzone scesero dal palco e se ne andarono ridendo, salutandomi e lasciandomi li da solo, come uno scemo a finire il loro brano!
E poi?
E poi ci ritrovammo dopo, Bono era felice come un bambino, si era divertito come un pazzo e anche gli altri ridevano per la faccia che avevo fatto quando se ne erano andati. Poi lui mi disse che mi doveva un favore e io prontamente gli diedi la musica di un possibile brano. Passarono due mesi. Niente, nessun segnale. Infine arriva Parigi, la strage al Bataclan e loro gli U2 costretti a sospendere il tour.  Rimasero in albergo mi sembra per quasi due giorni. Fu allora che mi chiamò Bono per dirmi che aveva la chiave giusta per quel brano. Insieme decidemmo di dedicare idealmente quella canzone non solo a quel che era successo al Bataclan ma a tutti gli episodi di follia criminale insensata, a tutti gli attentati che avevano causato la perdita di tante vite… e cosi nacque Streets of Surrender (S.O.S.).

Tracklist dell’album

  1. Partigiano reggiano
  2. 13 buone ragioni
  3. Ti voglio sposare
  4. Ci si arrende
  5.  Ten more days
  6. L’anno dell’amore
  7. Hey Lord
  8. Fatti di sogni
  9. La tortura della Luna
  10. Love again
  11. Terra incognita
  12. Voci
  13. Streets of Surrender (S.O.S.

Black Cat uscirà in tre versioni, una italiana, una internazionale e una per il mercato asiatico. Per la versione internazionale ci saranno la versione inglese di Love Again con Elvis Costello e poi una versione spagnola con Alejandro Sanz.  Mentre la versione asiatica avrà una versione particolare di Ti voglio sposare sulla quale Zucchero ha voluto soffermarsi. “Per la versione asiatica abbiamo scelto Ti voglio sposare  non a caso. in Giappone sta andando fortissimo un chitarrista che si chiama Hotei, è una star da quelle parti, che riempie gli stadi con le sue chitarre distorte e tiratissime. L’ho conosciuto e tra l’altro è anche molto simpatico. Ti voglio sposare è quella che si prestava di più ad esser suonata dalla sua chitarra”.

Va detto anche che Zucchero sarà tra i pochissimi italiani a fare un tour proprio in Giappone partendo da Tokio. Il tour legato al disco inizierà il prossimo 16 settembre con le ormai mitiche dieci date consecutive all’Arena di Verona per poi spostarsi in tutta Europa. Scorrendo l’elenco delle date spiccano indubbiamente le tre serate all’Olympia di Parigi, dove senza esagerare ormai Zucchero è di casa ma sopratutto le due serate consecutive alla Royal Albert Hall fatto molto raro per  un artista italiano.

Alfredo Verdicchio

Stadio: meglio tardi che mai

Miss-Nostalgia_COVERA credere sin da subito nella loro vittoria è stato Vasco Rossi, come ha raccontato oggi a Repubblica un felicissimo Gaetano Curreri, leader degli Stadio, trionfatori al Festival di Sanremo con il brano Un giorno mi dirai. “Sin dall”inizio, Vasco continuava a dirmi: il festival lo vincete voi“. E così è stato. Con una canzone bellissima, in perfetto stile Stadio, che racconta di un padre che parla ad una figlia. “Pur non avendo figli – ha raccontato ancora Curreri – spesso i miei amici mi chiedono di parlare con i loro…

GUARDA IL VIDEO DI UN GIORNO MI DIRAI

Tra i primi a congratularsi con Gaetano Curreri, Carlo Verdone che con il cantante ha collaborato in passato per il film , Borotalco, Acqua e Sapone e Stasera a Casa di Alice. Un riconoscimento, quello della vittoria al Festival di Sanremo, che arriva abbastanza in ritardo per una band che rappresenta un po’ la memoria storica della musica leggera italiana. Gli Stadio, infatti, si sono formati nel 1977 a Bologna e nel 1979 partecipano al tour che segnerà la storia della musica leggera italiana: Banana Republic, di Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Da lì in avanti, oltre a sfornare album (15, in totale), collaborano, tra i tanti, con Vasco Rossi, Luca Carboni, Jovanotti, Francesco Guccini, Noemi… Nel loro ultimo album, Miss Nostalgia, c’è una canzone, Tutti contro Tutti, che vede la partecipazione proprio di Vasco. E con il rocker di Zocca, qualche anno fa, Gaetano duettò (fatto più unico che raro per Vasco), nella trasmissione Taratatà, con la canzone La Faccia delle Donne.

TRACKLIST MISS NOSTALGIA 

  1. Un giorno mi dirai
  2. Miss Nostalgia
  3. Tutti contro tutti (Feat Vasco Rossi)
  4. Ti sto ancora cercando
  5. Rimini
  6. Perché
  7. Copriti che fuori piove
  8. Gioia infinita
  9. Anna che non si volta
  10. Domani
  11. Noi come voi
  12. L’autunno ti dona

TOUR STADIO 2016

Marzo

10/03/2016 – FABRIANO (AN) – Teatro Gentile

13/03/2016 – BOLOGNA – Teatro Europa

19/03/2016 – ASSISI (PG) – Teatro Lyrick

20/03/2016 – FIRENZE – Obihall

Aprile

 01/04/2016 – CATANIA – Teatro Metropolitan

02/04/2016 – PALERMO – Teatro Biondo

08/04/2016 – PADOVA – Palageox

10/04/2016 – FERMO – Teatro dell’Aquila

12/04/2016 – ROMA – Teatro Conciliazione

16/04/2016 – SANTA CROCE (PI) – Palaparenti

18/04/2016 – MILANO – Teatro Nazionale

19/04/2016 – GENOVA – Teatro Politeama Genovese

Maggio

06/05/2016 – BERGAMO – Teatro Creberg

10/05/2016 – TORINO – Teatro Colosseo

13/05/2016 – CASALROMANO (MN) – Teatro Tenda

Formazione

Gaetano Curreri (voce, tastiere)

Andrea Fornili (chitarra)

Roberto Drovandi (basso)

Giovanni Pezzoli (batteria)

Festival di Sanremo: da Modugno a Springsteen… passando per Vasco

A poche ore dall’inizio della 60esima edizione, ci siamo domandati: cosa c’è stato di indimenticabile al Festival di Sanremo in tutti questi anni? Di sicuro, indimenticabile, a Sanremo può essere tutto o niente: dipende da chi lo guarda. Ma pur non volendo far parte di nessuna fazione (pro o contro il Festival) è indubbio che in 59 edizioni di momenti da ricordare per svariati motivi ce ne sono stati tanti. Ne abbiamo messi insieme alcuni…

Indimenticabile è senza dubbio Domenico Modugno che trionfa nel 1958 con la canzone Nel blu dipinto di blu, forse la canzone italiana più conosciuta all’estero (dove ha venduto, ricordiamo, qualcosa come 22 milioni di copie!)

GUARDA DOMENICO MODUGNO AL FESTIVAL DI SANREMO DEL 1958

Indimenticabile, purtroppo per altri motivi, l’edizione del 1967 quando Luigi Tenco, sembra per la delusione nel vedere la sua canzone Ciao Amore Ciao estromessa dalla finale, si suicida nella sua stanza d’albergo qualche ora dopo aver cantato per l’ultima volta.

Da ricordare l’edizione del 1971 e quella del 1972 per il passaggio di Lucio Dalla rispettivamente con 4/3/43 (terzo posto finale) e Piazza Grande. A proposito di Piazza Grande, in realtà la canzone inizialmente era destinata a Gianni Morandi, ma proprio Lucio si oppose e la spuntò. La canzone però si classificherà solo all’ottavo posto (a vincere sarà I Giorni dell’Arcobaleno di Nicola di Bari). Indimenticabile anche la presentazione di Mike Bongiorno.

GUARDA LUCIO DALLA AL FESTIVAL DI SANREMO DEL 1972

Saltando agli anni ottanta, sicuramente notevole il secondo passaggio di Vasco Rossi al Festival. Se nel 1982 aveva partecipato quasi per caso con Vado al Massimo, canzone orecchiabile e gradevole ma non in grado di lasciare il segno, nell’83 realizza forse il suo capolavoro portando sul palco del Festival la canzone simbolo di tutta la sua immensa discografia: Vita Spericolata. Per la cronaca, quell’edizione viene vinta da Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà e Vita Spericolata si classifica penultima.

Vasco tornerà al Festival, questa volta in qualità di superospite, nel 2005 proponendo un accenno di Vita Spericolata e Un senso.

GUARDA VASCO ROSSI A SANREMO NEL 2005

A proposito di ospiti, incredibile ma vero, anche sua maestà Bruce Springsteen ha calcato le tavole dell’Ariston. Il suo passaggio è datato 1996 e la canzone proposta è la bellissima The Ghost of Tom Joad.

Per finire, piccola puntatina nel trash (che al Festival, bisogna ammetterlo, non è quasi mai mancato). Abbiamo scelto la fantastica pantomima dell’aspirante suicida che minaccia di buttarsi da una balaustra del Teatro Ariston e viene salvato, diciamo così, in extremis da Pippo Baudo. Siamo nel 1995 e il boom di ascolti, guarda un po’ i casi della vita, quell’anno fu notevole.

GUARDA IL SALVATAGGIO DELL’ASPIRANTE SUICIDA AL FESTIVAL DI SANREMO DEL 1995