Gianluca Grignani: l’uomo di cristallo

covergrignaniCiao ragazzi, ho bisogno di staccare un po’ con il mondo, l’avrete capito… Ora ho bisogno di tornare più forte di prima. Adesso parlerà solo la mia musica, la mia “strada in mezzo al cielo”: ho annullato gli impegni per un determinato periodo, non ci saranno apparizioni, a parte i due eventi rock 2.0 a dicembre di Milano e Roma, e dei live acustici che farò durante l’estate e che saranno annunciati qui sul mio profilo… ma io leggo tutto quello che mi scrivete e solo per voi io ci sto. Sempre. Con affetto. G.”
Con questo post messo su Facebook Gianluca Grignani ha voluto mettere fine alla solita sequela di gossip, voci e falsi moralismi su di lui. Un post che ha tranquillizzato e ridato speranza alle sue migliaia di fans e nel quale c’è la sua volontà di combattere, di uscirne fuori “più forte di prima”. L’artista, lo ricordiamo, ventiquattro ore dopo la  conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo album Una strada in mezzo al cielo, è stato ricoverato in ospedale in stato di choc dovuto allo stress causato dal lancio del suo album. Ospedale dal quale poi è stato rapidamente dimesso. Un episodio che, come al solito, aveva scatenato i media finendo per far passare in secondo piano il suo disco, tra l’altro molto pregevole, per soffermarsi sul personaggio Grignani, sui suoi eccessi. Immagine troppo facilmente e troppo spregiudicatamente cucita addosso ad un artista che è semplicemente e maledettamente fragile. Quella fragilità che a volte accompagna i talenti puri ma che ne costituisce al contempo la condanna più grande. E alla fine la musica che è la cosa che conta davvero ha avuto la meglio:  Una strada in mezzo al cielo staziona tranquillo, dati FIMI alla mano, al sesto posto nella classifica nazionale. Un album nel quale l’artista oltre ad inserire l’inedito che dà il titolo all’album stesso, ha voluto  rimescolare le carte unendo in una sorta di Greatest Hits i brani di Destinazione Paradiso e La Fabbrica di plastica. Due lavori molto diversi tra loro, ma è stato lui a spiegarci il motivo di questa accoppiata quando ci siamo incontrati per la presentazione dell’album stesso.
È un accostamento a cui pensavo da tanto tempo. La scusa di quest’album è data dai vent’anni più o meno di Destinazione Paradiso, ma in realtà sentivo il bisogno di mettere un punto fermo sulla mia carriera. Un qualcosa da cui ripartire. E accostare Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica mi è sembrata un’operazione necessaria“.
Ricordiamo che, all’epoca, dopo Destinazione Paradiso quando uscì La Fabbrica di Plastica ci fu un effetto spiazzante. Per tutti, discografici, giornalisti…
Destinazione Paradiso ebbe un successo pazzesco. Arrivò quasi a tre milioni di copie vendute in tutto il mondo.  E per la mia casa discografica, che aveva già immaginato il mio cammino, avrei dovuto continuare con quella musica, con quell’immagine lì per intenderci . Mi sentivo in gabbia. soffrivo, volevo tirar fuori tutto e così  feci La Fabbrica di plastica che spiazzò tutti quanti. Fui testardo,  perché credevo in quell’album… non me ne fregava nulla di vendere tante o poche copie. Era la mia musica, la mia libertà. E poi La Fabbrica di plastica piacque a molti addetti ai lavori. Ricordo ancora quando, era quasi notte, mi arrivò una telefonata a sorpresa di Vasco Rossi per farmi i complimenti…
Eppure avresti potuto vivere comodamente di rendita per un bel po’ cavalcando il mainstream di Destinazione Paradiso. Dì la verità c’è stato un momento in cui ti sei pentito, anche se per un attimo?
No, cioè sì… non so, era un periodo assurdo. Come ti ripeto, tutti volevano che continuassi su quella strada mentre io ogni giorno che passava mi convincevo che dovevo liberarmi. Avevo  tutti contro. Sapevo, certo, che avrei potuto avere una bella strada dritta davanti a me… Forse sì, qualche volta mi sono pentito (ma solo un attimo eh?.. ride n.d.r.) però alla fine è andata meglio così…
L’album presenta nuovi arrangiamenti e soprattutto una serie di duetti molto particolari e interessanti. Ci racconti come è andata?
È stato impegnativo ed è stato bello duettare con questi artisti, che poi sono amici,  persone che stimo molto musicalmente. Ho cantato Destinazione Paradiso con Elisa (che tra l’altro è un mostro di tecnica) ed è stato bello che proprio lei abbia cantato con me una canzone così importante. Annalisa invece ha già un presente importante e un futuro radioso ed è stato un onore che abbia cantato la mia canzone più famosa nel mondo: Destinazione Paradiso. Con Carmen Consoli abbiamo cantato L’allucinazione e si è creato tra me e lei un feeling molto profondo. Poi Ligabue con cui ho cantato La Fabbrica di Plastica. Il Liga ha dimostrato che si può fare del rock in Italia. Ha scelto di cantare la strofa che, di questa canzone, sentiva più sua, ed è stato davvero bello. Con Luca Carboni abbiamo cantato insieme Falco a metà. Non lo conoscevo di persona, lo conoscevo solo attraverso le sue canzoni  che spesso cantavo perché si avvicinano al mio timbro vocale. Ed è stato una scoperta molto piacevole per me. Con Max Pezzali abbiamo cantato Primo treno su Marte. Max è un amico che conosce i luoghi dove abito essendoci cresciuto. E ci intendiamo a meraviglia. Poi Federico Zampaglione dei Tiromancino per Galassia di melassa. Mi piacciono molto la sua musica e la sua attività cantautorale. Infine con Briga abbiamo cantato Rock Star. Ecco lui per me è proprio come un fratello minore, non posso non volergli bene. Infine Fabrizio Moro per + famoso di Gesù. Fabrizio è un cantautore di spessore che con la sua voce così particolare ha dato alla canzone una marcia in più.

Dal canto loro, Elisa si dice “felice e onorata che Gianluca mi abbia chiesto di cantare con lui un capolavoro come Destinazione Paradiso. Gianluca è un vero rocker e con canzoni come questa ha segnato la storia”. “Parecchi anni fa Gianluca ha pubblicato il suo primo album e ha fatto un botto pauroso”, racconta invece Ligabue a proposito della sua collaborazione, “dopodiché è uscito il suo secondo lavoro, un album totalmente differente dal primo in cui ha cercato di ribellarsi a un’idea che rischiava di essere un po’ preconcetta, fatta da qualcun altro, su chi poteva essere lui. È un argomento che, a modo mio, nel mio piccolo, conosco. Avevo letto come molto vera questa sorta di ribellione che gli ha fatto produrre un disco totalmente diverso dal primo, con dei suoni molto belli ma anche con un atteggiamento quasi estremo di sfida. Resta il fatto che c’era una sincerità quasi disarmante in quel disco, allora feci sapere che mi era piaciuto e se ne sono ricordati adesso, in questo periodo in cui Grignani ha deciso di ripubblicare in un’altra veste alcune sue canzoni. Mi hanno chiesto di cantare una parte del brano La fabbrica di plastica, ho accettato e ho interpretato una piccola parte, è un bel pezzo e sicuramente a Grignani all’epoca è costato un po’ in termini di popolarità ma gli ha anche permesso di avere la libertà che gli serviva per poter essere e dire quello che voleva”. Per Annalisa è stato davvero un piacere che Gianluca abbia pensato di propormi una delle sue canzone più belle, La mia storia tra le dita. È’ stato poi sorprendente scoprire la sua personale visione artistica, anche in termini di produzione, con la quale ha deciso di usare la mia voce in un modo tutto suo“. Briga aveva sette anni “quando uscì La Fabbrica di Plastica e camminavo su e giù per il salone di casa mia cantando le canzoni di quell’album. Ricordo perfettamente di aver comprato insieme ai miei genitori sia cassetta che CD. Dopo 20 anni ricevi una chiamata al telefono da Gianluca che ti chiede di cantare una di quelle canzoni con lui. La vita è parecchio strana“. Per Luca Carboni “è stato davvero un grande piacere e un grande onore cantare Falco a metà insieme a Gianluca. Una Canzone bellissima, che amo molto, di un grande cantautore italiano!”. Per Max PezzaliGianluca è uno dei cantautori di maggior talento di sempre. Destinazione Paradiso e La Fabbrica di Plastica sono due pietre miliari del pop e del rock del nostro Paese: il privilegio di cantare insieme a Gianluca in Come Fai è un onore prima come fruitore di musica che come artista”. Federico Zampaglione lo definisce “un’anima libera e, allo stesso tempo, selvaggia nel nostro panorama musicale. Scrive canzoni pop ma ha il cuore e la testa di un rocker“.

L’album, come ricordavamo, sta andando bene e alla fine, il Grigna, cosi lo chiamano i suoi fans, è tornato come avrebbe voluto fare e come ha dichiarato nel post su FB: con la sua musica, che va oltre le chiacchiere e oltre la morbosità. Adesso la speranza è che questo talento fragile come un cristallo torni ad esprimersi ai livelli che gli competono. Ne ha bisogno lui e ne ha bisogno anche il rock italiano.

 Alfredo Verdicchio

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