Cranio: belli e impossibili

cranioUn giorno in redazione, è arrivato un comunicato stampa che recitava più o meno così: “Vittorio Andrei, in arte Cranio Randagio, da X-Factor a Petrolio”. Seguiva una breve biografia del giovane rapper e un link che rimandava al suo nuovo video, quello di Petrolio, appunto. Tutto nella norma.  Allora per far bene il nostro lavoro, abbiamo cliccato sul link, abbiamo ascoltato il brano e poi lo abbiamo riascoltato. Non male. Poi abbiamo ascoltato anche le altre canzoni di questo giovane artista. Non male, non proprio benissimo, ma lavoro interessante e non scontato. Allora siamo tornati al comunicato con l’intenzione di fare una chiacchierata con Cranio, ma niente. Dopo una serie di rinvii, il nostro blog non è stato reputato all’altezza del talento di Cranio. Peccato. Se si fosse degnato di scambiare quattro chiacchiere con noi, all’aspirante star avremmo chiesto come nascono le sue canzoni, cosa ne pensa di talent e compagnia, e il motivo per cui, a meno di nostri disturbi uditivi, ascoltiamo nei suoi pezzi frasi come “non sarà certo xfactor a dirmi quanto valgo”…  Ma come? Ricordiamo male o Cranio ha partecipato alle selezioni del talent in questione? E immaginiamo ci abbia partecipato con la legittima speranza, condivisa da tutti i partecipanti, di andare sempre più avanti e farsi conoscere… È vero, non è un talent che dà il valore di un cantante, ma allora dobbiamo pensare che qualcuno armi una pistola, ve la metta alla tempia e vi dica di andare a farvi macellare in televisione? L’avremmo chiesto anche a Vittorio, che il talento ce l’ha. Non applica il paradigma trito e ritrito del rapper di strada che nasconde le proprie origini borghesi per avere un ascendente verso gli adolescenti in crisi identitaria e in preda a paranoie da romanzo criminale. Non parla di droga, di ghetti e di periferie perché non li frequenta. Ed è giusto così. Parla di sé, onestamente con qualche sconfinamento di troppo verso l’autoreferenzialità. Scrive testi che sostanzialmente fanno venire in testa una domanda: come farà il nostro eroe a superare la prova del tempo? Foscolo diceva che l’unica chiave era la poesia. Foscolo non era un rapper e viveva in un’epoca troppo pura, ma a dirla tutta, abbiamo qualche dubbio che il buon Cranio riesca a varcare le colonne d’Ercole dei tre mesi (altro che eternità!). Insomma, vorremmo delle risposte, se ce ne sono. A questo punto ci viene da pensare che è un peccato che questo ragazzo si sia affidato ad un talent che non sforna un talento vero da anni, che ha sempre più manifestato la tendenza alla ricerca del personaggio televisivo al posto del talento vocale. D’altronde, quello che si fa con i talent è un patto che si fa con la propria carriera musicale: la via breve, o la gavetta. La seconda da quel che ne sappiamo è quella che porta alla ribalta le band e i cantanti che durano più di due mesi e non si infrangono contro il muro della velocità mediatica e del profitto discografico (cercasi disperatamente vincitori di talent vari delle scorse edizioni). Purtroppo, anni di cecità discografica e di illusioni musicali, hanno innestato credenze in base alle quali si può far musica senza conoscerla, o comunque senza viverla, ma apparendo in un modo che con la musica ha poco a che fare e tanto da distinguere. Ecco, di questo e di tanto altro avremmo volentieri discusso con Cranio, ma tant’è: riusciremo ad andare avanti anche senza le sue risposte.

P.S. Oggi, giovedì 19 novembre, ci scrive l’ufficio stampa per puntualizzare che siamo stati noi a non aver avuto la pazienza di aspettare una risposta alla nostra richiesta di intervista. Se, come dicono, abbiamo frainteso e interpretato male le loro risposte iniziali, ce ne scusiamo con gli interessati.  

di Andrea Crisanti

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