Steve McQueen: cronaca di un film e di una vita spericolata

the man & le mans_aw ita.inddNon abbiamo dubbi: se c’è un film che Vasco Rossi andrà a vedere nell’immediato futuro sarà quello che uscirà il prossimo 9 novembre ( e rimarrà nelle sale anche il 10 e l’11) in occasione dei 35 anni dalla morte del grande STEVE MCQUEEN. Una Vita spericolata, questo il titolo italiano del film (titolo originale: Steve McQueen: The Man & Le Mans) prodotto con la collaborazione del figlio del celebre attore Chad, per la regia di John McKenna e Gabriel Clarke, ci racconta il making of di un film centrale per il mito Steve McQueen: Le 24 ore di Le Mans diretto da Lee H. Katzin che sostituì “in corsa”, è proprio il caso di dirlo, il grande John Sturges dopo che quest’ultimo ebbe litigato in modo insanabile con Steve McQueen per divergenze di vedute sul film.

Le 24 ore di Le Mans è un film che l’attore aveva fortemente voluto realizzare con tutte le sue forze. Ambientato a Le Mans aveva avuto un budget faraonico tale da consentirgli, per esempio, di affittare il circuito dove si correva la gara per ben tre mesi! Non solo: per ospitare la troupe venne preso in affitto addirittura un castello.

L’auto condotta da McQueen, nel personaggio del pilota Michael Delaney, era una Golf Porsche 917 K n.20. C’è da ricordare che quell’anno Steve McQueen non potè gareggiare nella vera 24 ore di Le Mans perché ebbe il veto da parte dei finanziatori del film che avrebbero negato il supporto assicurativo nel caso avesse partecipato alla gara.

L’attore guidò a velocità da gara in competizione con gli altri 45 piloti internazionali del cast tra i quali c’era anche Derek Bell, vincitore di ben cinque 24 ore di Le Mans e Jonathan Williams. Da notare che Steve McQueen era perfettamente a suo agio nei panni del protagonista anche perché nella vita reale amava gareggiare e correre in pista riscuotendo anche notevole successo come nella 12 ore di Sebring dove, pur avendo un piede ingessato, era arrivato secondo, dietro Mario Andretti, a bordo di una Porsche 908 in coppia Peter Revson.

Purtroppo il film sul quale McQueen aveva investito tanto fu un flop. Per la star che era al top della sua carriera fu un durissimo colpo, per il suo orgoglio e anche finanziariamente per la sua casa di produzione la Solar. La botta fu talemente forte che si arrivò a mettere in discussione, nel cinico mondo di Hollywood, il proseguo della carriera di Steve.

Ma per quella magia che da sempre aleggia nel mondo del cinema a poco a poco negli anni quel film  è diventato un cult assoluto a livello mondiale per tutti gli appassionati di corse automobilistiche, ed ecco il perché, oggi, del documentario Steve Mcqueen: Una vita spericolata. Film al quale ha collaborato, come detto in precedenza, in modo centrale Chad McQueen, che all’epoca aveva dieci anni, l’ex moglie di Steve McQueen, Neile Adams (che divorziò da McQueen dopo il film), e i piloti stessi che parteciparono a quell’indimenticabile avventura.

Per finire due ultime curiosità : durante le riprese Derek Bell ebbe un incidente con la sua Ferrari 512 che prese fuoco. La Ferrari fu poi rimessa in ordine e oggi appartiene a Nick Mason dei Pink Floyd (a ribadire come il rock e le corse siano sempre stati molto molto vicini).

Un’ultima curiosità: Steve McQueen come abbiamo detto impersonava nel film un pilota, Michael Delaney. Forse non tutti sanno che Michael Delaney esisteva davvero, ma non era un pilota bensì l’operatore del film precedentemente interpretato da McQueen. Leggenda e gossip vogliono che proprio Delaney aiutò McQueen a rimorchiare due splendide gemelle, e Steve, sempre secondo il gossip, pensò di “ricompensarlo” in questo modo…

Com’era la canzone di Vasco? “Voglio una vita spericolata, voglio una vita come Steve McQueen…

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