Lo Stato Sociale: la leggerezza nella profondità

oSTATO SOCIALE0068 copiaIn molti probabilmente li hanno scoperti all’ultimo concerto del primo maggio, a Roma, ma LO STATO SOCIALE, gruppo indie rock di Bologna, è più di quattro anni che gira l’Italia in lungo e in largo in tour. Il loro secondo disco L’Italia Peggiore, uscito lo scorso anno,  ha consolidato lo zoccolo duro dei loro fan e ha rimarcato ancora una volta la loro missione: ricercare un equilibrio perfetto tra festa, divertimento, riflessioni e ragionamenti, cosa che i ragazzi hanno portato anche sul palco del Primo Maggio. “Questo è un aspetto fondamentale de Lo Stato Sociale – ci dice Alberto, beatmaker e paroliere, con cui abbiamo fatto una lunga e interessante chiacchierata – unire il divertimento e portare la festa ad una riflessione più profonda. È una cosa che facciamo da cinque anni e su quel palco ha avuto un’eco maggiore”.

Quel palco e non Taranto. Per questa scelta siete stati anche criticati da alcuni fan…

Ci sono alcune cose difficili da capire per chi non è addetto ai lavori. Le due manifestazioni scelgono loro chi chiamare non il contrario. Se ci fosse stata una doppia richiesta avremmo discusso e avremmo deciso insieme. La cosa importante è capire l’importanza della data del Primo maggio come festa che corona la fatica di tutto un anno di lavoro. Questo vale a Roma, a Taranto e a casa mia.

oSTATO SOCIALE0082 copiaUn dubbio: ho sentito bene quando “Le bottiglie le portano quelli del sindacato, su le mani per Landini!” (segretario della FIOM n.d.r.)”? Qualcuno potrebbe leggerla come una  provocazione dal momento che eravate sul palco della CGIL

Lo facciamo sempre indifferentemente dal palco su cui suoniamo, ma ovviamente in quella occasione ha avuto un valore aggiunto. La spaccatura interna ai sindacati è una loro colpa che ha portato alla degradazione del potere sindacale e a far sì che la difesa dei lavoratori passasse in secondo piano in favore di  un personalismo sterile.

Passiamo alla musica: partiamo dal titolo del vostro ultimo singolo, La musica non è una cosa seria. Rino Gaetano disse una frase simile parlando delle sue canzoni e che il ruolo primario della musica deve essere quello di alleggerire e divertire. Partite anche voi con questo concetto?

È profondamente giusto. Qualcosa che diverta e che diverta anche gli altri. Nella festa riuscire a parlare di cose importanti. Trovare la profondità attraverso la leggerezza come Calvino auspicava che fosse la letteratura del terzo millennio.

Oltre che nei testi, la festa la fate sul palco, dove vi divertite visibilmente. Cos’è cambiato dagli inizi in cui alternavate canzoni a “chiacchierate” col pubblico?

Se prima era tutto completamente cazzeggio ora abbiamo delle responsabilità più immediate. Il bar continua a essere la migliore palestra de lo stato sociale, ma dobbiamo rispondere a delle richieste più strutturate, la gente viene per le canzoni.

L’Italia peggiore secondo disco, la crisi  dove l’avete lasciata?

Dal nostro primo album Turisti della democrazia a L’Italia peggiore sono cambiate tante cose e le abbiamo veicolate nel senso migliore. Questo album è stato un lavoro meditato e pensato. Ci ha aiutato a mantenere una certa pretesa nei nostri confronti. Infatti dato che siamo in tour da anni ci prenderemo una pausa molto lunga, almeno sei mesi.

Sold out come regola. Rarità per l’indie italiano.

Sorprendente anche per noi. Il successo è quello di Jovanotti, il nostro è un ottimo risultato alla luce della nostra natura che ci vede nascere in un garage. Le cose funzionano quando riesci ad avere un aggregamento umano che funziona. Noi proviamo a fare passi più lunghi delle nostre gambe cercando di andare sempre a vedere cosa sta di fianco per ampliare gli orizzonti musicali.

Nelle vostre canzoni c’è un romanticismo velato che stenta a manifestarsi ma che interpreta una caduta di quella maschera cinica che la nostra società ci impone. Penso a ti amo e vaffanculo ora mi sento più leggero” (dal brano Il sulografo e la principessa ballerina)

Sì, in una società in cui si va sempre di corsa e non c’è tempo per ragionare su sé stessi. Vivendo questo clima culturale non è sempre semplice riuscire a immergersi dentro al proprio sentimento e vivere col giusto disincanto, ma con la giusta aderenza. Questa frase mette in chiaro la verità e vuole scardinare alcune resistenze e arrivare più diretti.

LOSTATOSOCIALE05 copiaAvete suonato due canzoni di ETICA ETNICA E PATHOS al concerto dei Post CSI. Com’è nata e soprattutto com’è andata?

È un corteggiamento che è andato avanti ad annusate come i cani. Abbiamo avuto occasione più volte di incontrarci con Giorgio Canali, è nata una stima reciproca e qualche progetto poi saltato per mancanza di tempo. C’è anche un’ appartenenza geografica una emilianità che ci accomuna a livello mentale. Quando hanno deciso di fare il concerto ci hanno chiesto di fare due pezzi il più possibile vicini alla stesura originale. Il concerto è stato bellissimo, un livello molto alto: c’erano Max Collini, Vasco Brondi, Dario Brunori. È stato un bel passaggio di consegne perché sono delle persone con delle qualità umane bellissime. È raro trovare dei cinquantenni di quella stoffa!

Emilia culla di cantautori e cantanti: da Guccini a Lo Stato Sociale, come si legano queste realtà?

Il grande raccordo tra Guccini, Dalla e i nostri tempi è rappresentato dalla Bologna del ’77: quindi gli Skiantos, i Gaznevada, che hanno rotto col passato intellettuale della città universitaria, creando uno iato da cui è nato un fermento culturale che a Bologna è in espansione. In una città del genere si può attingere e rubare dai migliori.

Mio padre vi odia, mia madre balla quando vi sente. Non una visione edificante, ma il segnale è evidente: dividete e unite a qualsiasi età. Vi aspettavate questo successo?

È una cosa abbastanza sorprendente. Di certo non è una cosa a cui pensiamo mentre scriviamo i testi. Non ci pensiamo intellettuali e non facciamo voli pindarici. Riusciamo a essere rappresentativi di ciò che viviamo e nella maniera più semplice. Per noi il grande risultato è vedere al nostro concerto il ragazzo che si fa tutte le serate per vedere cosa succede e poi viene da noi, oppure la ragazzina di quindici anni che il giorno dopo spende una barca di soldi per i  Mumford and Sons.

di Andrea Crisanti

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