Anthony Phillips: The Geese & The Ghost in versione 5.1 surround

Esoteric-Anthony-Phillips-DSC3418ANTHONY PHILLIPS  pubblica The Geese & The Ghost, il suo primo cd solista uscito nel 1977 dopo la fuoriuscita dai Genesis, in versione 5.1 Surround. Non si tratta quindi di una semplice ristampa ma dell’opportunità di riascoltare i pezzi del disco, che all’epoca fu molto apprezzato dal grande pubblico, con un suono più moderno e cristallino. Tutto questo in un cofanetto che include i brani di The Geese & The Ghost più un cd2 con bonus tracks e un interessante cd/dvd. Il talentuoso chitarrista britannico, che dei Genesis è stato mente musicale nonché membro originario, ha voluto includere in The Geese & The Ghost anche un singolo da sottolineare: l’inedito Only your Love con Phil Collins nelle vesti di vocalist.

Anthony, a chi è venuta l’idea di proporre l’album The Geese & The Ghost in versione 5.1 surround?

Principalmente è scaturito tutto dal mio recente contratto con l’etichetta Esoteric Cherry Red. Loro volevano dare al pubblico un motivo in più per acquistare il cd, pubblicarne una nuova versione e abbiamo fatto ancora di più proponendolo in 5.1 Surround. Questa è la novità principale. Abbiamo quindi realizzato anche un extra-repackaging per il cd e incluso il brano Only your Love featuring Phil Collins. Ma ripeto, è il sound 5.1 Surround la vera rivoluzione in The Geese & The Ghost.

GeeseÈ stato difficile realizzare questo disco?

Da un certo punto di vista è stato un duro lavoro. Ci sono dischi più facili da re-masterizzare in 5.1, molto dipende da come sono stati registrati originariamente ma The Geese & The Ghost ha fatto  sudare molto l’ingegnere del suono che comunque è riuscito a fare un ottimo lavoro. C’erano tante “informazioni” da editare, di sicuro è stato più complesso di quando, ad esempio, devi fare il remaster di un album strumentale.

Come hai scelto i brani da inserire nel cd2, quello delle bonus tracks?

Già il fatto di avere dei pezzi pubblicati con il suono 5.1 ha reso il cd in un certo senso nuovo. Abbiamo lavorato sui brani originali quindi sulle B Sides e in particolare su Only Your Love quella cantata da Phil Collins. Abbiamo subito intuito che il pubblico avrebbe voluto ascoltare quel pezzo e che l’avrebbe subito amato.

Pensi che The Geese & The Ghost 5.1 sia riuscito a ricreare l’atmosfera dell’album originale?

È difficile a dirsi ma spero di sì. Il nostro scopo era quello di riproporre determinati pezzi con un suono più chiaro, limpido, ma che non si discostasse troppo da quello dell’epoca. Il rischio del surround infatti è proprio questo: bisogna stare attenti a non creare un suono troppo chiaro, artificiale. Ma con The Geese & The Ghost pensiamo di aver fatto un ottimo lavoro.

In generale sei dell’opinione che la moderna tecnologia possa essere un utile elemento per fare della buona musica?

Sì e no, si tratta di guardare entrambi i lati della medaglia. Da una parte sì, perchè i mezzi oggi a disposizione permettono a chiunque di poter fare della musica anche senza avere tantissimo denaro a disposizione. Questo ha reso tutti liberi dalle imposizioni delle etichette discografiche. Loro dettavano legge dicendoti quello che dovevi e non dovevi fare e limitando così la tua libertà creativa. Se volevi fare un disco dovevi sempre accettare qualche specie di compromesso. Il lato negativo è che la tecnologia rende tutto troppo facile e anche scontato. Voglio dire, ci sono dei programmi dove puoi trovare centinaia di suoni, quindi creare qualcosa di originale, che non somigli a qualche altra cosa, non è facile. In questo modo il tuo apporto creativo spesso viene a mancare mentre io penso che non ci si possa fidare di samples messi lì da altri e che si debba rimboccarsi le maniche per comporre del materiale non copiato o sentito già in giro.

Poi c’è il discorso della musica on line, anche questa frutto della modernità...

Esatto e qui i mezzi moderni non hanno aiutato gli artisti, anzi. Proprio l’altro giorno leggevo un interessante articolo “di denuncia” da parte di Roger Waters dei Pink Floyd riguardo la musica on line e in particolare siti come Spotify. È una cosa pericolosa perché attraverso questi siti si abitua il pubblico ad avere la musica praticamente gratis. I musicisti vengono pagati pochissimo e sfruttati, e non è giusto.

Cosa ne pensi, invece, dell’uso dei moderni strumenti elettronici per incidere dischi?

Se parliamo di sintetizzatori, ad esempio, non ho proprio niente contro, anzi. Possono essere utilissimi. In America ci sono strumenti virtuali fantastici, con milioni di suoni. È chiaro, però, che non puoi lavorare soltanto con quelli. Io, ad esempio, continuo a comporre nel modo tradizionale, con chitarra e pianoforte. Credo che un buon mix tra tradizionale e moderno sia la scelta migliore.

Quali sono i tuoi futuri progetti?

Quest’anno sarò impegnato principalmente nelle re-releases, infatti il prossimo passo sarà ripubblicare Private Parts & Pieces IV con un extra cd ed anche con un artwork migliore dell’originale. Nello stesso tempo continuerò a lavorare sulla library, a comporre musica per la televisione e poi a supervisionare il mio repertorio. C’è quindi la richiesta da parte della casa discografica affinché io realizzi un disco di canzoni inedite, qualcosa tipo Sides del ’79. È una vecchia storia, lo so, ma per qualche motivo non sembra ci sia mai abbastanza tempo per poterci lavorare sopra ed io non posso permettermi di trascurare altri impegni presi in precedenza. Prima o poi  di certo mi metterò a lavorare su questo progetto, ma comunque non per ora.

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